TRENTARIGHE
Angelo Scelzo
Una parola al giorno dal dizionario della crisi
- 2/ I GOVERNATORI – Vincenzo De Luca
Non è escluso, come pensano in molti, che il virus si sia tenuto alla larga dalla Campania perché in fondo abbia avuto paura di lui: Vincenzo De Luca, governatore per titolo e sceriffo per vocazione e scelta, presenza virale sui social, ancora prima della pandemia che però ci ha aggiunto, e molto, del suo. Fino a che punto è ancora difficile dire perché tutto è ancora in gioco e la partita non è chiusa. Neppure in lontananza, sui due fronti, s’avvertono segni di resa.
Il coronavirus continua a viaggiare sotto traccia, ma il governatore non si lascia intenerire. Come mai potrebbe se, per tenerlo alla larga, come ha tuonato in consiglio, convocato via Skype, ha detto di aver “buttato il sangue dalla mattina alla sera” e, per prendere qualche distanza ha espresso, a fine seduta, il “più totale disprezzo per coloro che sono intervenuti nel dibattito “. C’era stato, è vero, qualche dissenso, non più forte tuttavia dell’imbarazzo per una diretta streaming un po’ avventurosa per la scarsa dimestichezza di tutta l’assemblea con le nuove tecnologie, ma il coronavirus, ha rituonato il governatore, va abbattuto e non dibattuto.
Anche la prosa vuole la sua parte, e quella di De Luca, senza bisogno del virus, conosce pochi arabeschi. Se occorre eccepire sull’opportunità di fare una corsetta al parco, lui la racconta così: “se vediamo, come nella pubblicità, ragazze toniche che corrono con le tute aderenti, sono cose che ti consolano. Ma io ho visto vecchi cinghialoni della mia età che correvano senza mascherine, con la tuta alla caviglia, una seconda alla zuava, i pantaloncini sopra, che facevano footing in mezzo ai bambini. Andrebbero arrestati a vista per oltraggio al pudore.” Si, il governatore va un po’ per le spicce e tenendo conto dell’enfasi – e anche dell’inflessione – con cui comunica si capisce bene perché sia diventato la fortuna di molti imitatori, Crozza in testa – che quantomeno dovrebbe passargli i diritti di autore.
Un governatore ma tanto più al tempo della pandemia, un personaggio. Personaggio, non personaggetto, di quelli che lui, serrando le labbra, liquida con una smorfia. E se la prosa e, spesso, la posa sono quel che sono, attenti a tirare le somme. Dietro la maschera – anzi la mascherina – c’è dell’altro. Il coronavirus l’ha forse capito e non si lascia contagiare.