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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

12/05/2020

Angelo Scelzo

Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

  • 9/DISTANZIAMENTO SOCIALELa formula del tempo del Covid

Distanziamento sociale, due parole, quasi un ossimoro e comunque tra loro molto lontane. Sono la coppia di fatto di questa emergenza che, per il momento, non ha trovato nemici più agguerriti. Pazienza se la formula è poco cortese, visto che l’invito, a stare alla larga, in tempi normali, significa tutt’altro. Ma la pandemia non si pone problemi di bon ton. Senza farsi scrupoli, il coronavirus, è venuto a sconvolgere e a sovvertire regole e valori. Ha messo a soqquadro la casa dell’uomo e il lavoro dev’essergli piaciuto perché continua a portarlo avanti.

A nostra volta, secondo, le direttive, noi continuiamo a distanziarci e poiché si tratta di un movimento di massa, ecco che la faccenda diventa sociale. È un po’ come un elastico al quale è stata per il momento bloccata la spinta del ritorno. Il sociale è la piazza comune, il ritorno alle abitudini e alla vita che noi chiamiamo normale. Il virus sembra più interessato al primo dei due termini, il distanziamento. Di fatto ha minori possibilità di colpire, perché il bersaglio si assottiglia, ma vedere tutta schierata in difesa la squadra dell’umanità è forse una soddisfazione ancora maggiore. Un po’ tutti spalle a muro: è così che il coronavirus ci voleva

Questo virus, bisogna ammetterlo, sembra sapere tutto di noi. Conosce i nostri limiti, le nostre debolezze, Sa tutto dei nostri modelli di vita e soprattutto delle nostre paure. Proprio, per questo ha deciso di portare l’attacco nel momento peggiore, al tempo di un’umanità smarrita e inquieta, quasi sospesa in una transizione che sembra senza fine. L’offensiva è globale, e non solo per la vastità dell’estensione, visto che va a toccare una linea di profondità che mette in campo, oltre a quello sanitario, altri e non meno inquietanti aspetti. In realtà questo virus, in modo abusivo, si sta prendendo il compito di stilare per tutti noi uno sterminato rapporto sullo stato (non solo) di salute dell’umanità, al tempo di quella nuova patria comune chiamata globalizzazione. Una patria fredda, poco amata, venuta su più dalle analisi di mercato che dalle mani e dalla volontà degli uomini.

Una forma di distanziamento sociale nei confronti della globalizzazione non sarebbe forse fuori luogo.   Non si tratta di respingerla in blocco, perché non tutto è da buttare, ma di prendere appunto le giuste distanze, cercando di modellarla non solo ai suoi usi e (sfrenati) consumi, ma un po’ più ai bisogni reali soprattutto di chi è rimasto indietro.