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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

11/05/2020

Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

  • 8/ FLASHMOB, l’Italia dalle piazze ai balconi

Angelo Scelzo

Nel paese dei mille campanili, ecco spuntare, ai tempi del coronavirus, le piazze minime e domestiche dei nostri caseggiati, i balconi, o  i semplici davanzali alle finestre,  insomma gli “occhi aperti” sottratti al cemento di fabbricati e palazzi, tutti spazi dai quali, fino a poco fa, alla vita, a  malapena, ci si affacciava.

Ma ora lo scenario è tutt’altro. Imponendo la quarantena e la distanza sociale, il coronavirus ha provocato l’improvvisa conversione a U, l’altro verso di una vita che, percorrendo il senso opposto, è arrivata ad invadere le case e a riempirle di sé e delle tante cose che sembravano in disuso; e che  danno corso a un lessico familiare nuovo, fatto di gesti e parole, ordinariamente tenute da parte e ora tirate a lucido per fronteggiar, ma anche per non sprecare – come ha detto il Papa-  questi giorni difficili. Spunta una cordialità di condominio, non data per scontata ed esplosa al ritmo degli innumerevoli flash-mob spontanei o a richiesta, con inni, canzoni, stornelli e le bandiere a sventolare un orgoglio ritrovato. Un’ irruzione forte che, in poco tempo, ha dato di ciò che resta fuori, l’immagine di un irreale deposito bagagli al quale poter richiedere, quando verrà il tempo, l’altra parte di vita rimasta in sospeso.   

. Costretti a mutare i nostri stili di vita, ci troviamo di fatto a volgere lo sguardo all’indietro, e a riscoprire quindi la vecchia filiera di luoghi e di comportamenti, verso la quale ci spinge il passo indietro della prudenza e della difesa.

Il coronavirus è una brutta faccenda umana e non digitale, eppure lo sfondo di un mondo nuovo tutto in mano ai prodigi della rete e delle connessioni, è largamente presente anche nei momenti più drammatici e tragici di una lotta che, per l’enorme area di diffusione, è diventata davvero senza frontiere. Ed è  il caso di notare che, clandestino a tutti gli effetti, il virus proprio delle frontiere si fa beffe, e anche qui su un doppio fronte: ignorandole e passando oltre, o costringendo intere aree e i Paesi colpiti, a misure che stravolgono la vita quotidiana. In sostanza innestando un elemento di “dovuta” irrazionalità nel cuore di una società apparentemente super-organizzata e autosufficiente.

Si spera vicino il tempo in cui del coronavirus si potrà parlare al passato, come per altri virus più o meno della stessa specie. Ma resta sul campo, come un pensiero da non lasciar cadere neppure dopo che il morbo avrà tolto il disturbo, la proclamata manifestazione di una fragilità complessiva che ha interessato, e colpito, tanto l’uomo quanto il suo ostentato “tempo di internet”.