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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

09/05/2020

Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

  • 7/ LO SMART-WORKING, l’ufficio a portata di clic

Angelo Scelzo

Smart-working, letteralmente lavoro intelligente. È quello che si fa da casa e dunque lascia intendere che l’altro, svolto in ufficio, non lo è mica tanto. Forse diventerà un’abitudine d’altri tempi quella di alzarsi in fretta, sistemarsi alla meglio, un caffè e magari la scuola dei figli e il timbro del cartellino al volo, per correre infine al posto di lavoro, e tagliare il nastro del primo traguardo della giornata. 

Sapere che finora, prima che un maledetto virus facesse aprire gli occhi, si è andati contromano rispetto a questo improvviso lampo di saggezza, è stato come inciampare in un macigno.

Come non averci pensato prima? L’ufficio è lì, a portata di clic, una schermata e il piano di lavoro scorre sul display come l’olio sul marmo. Niente colleghi intorno, o pubblico in fila.  Non c’è traccia della porta del capufficio; non è ancora tempo per prendere posizione sull’immancabile referendum sull’aria condizionata, ma non è più necessario. E se la cravatta è orribile e il foulard non è in tinta, la barba è incolta e la messa in piega declina, nessun problema: come l’amore, il lavoro digitale è cieco, uffici o capannoni fa lo stesso, il dietro le quinte c’è ma non si vede. Esiste è vero il ricorso a qualche pistola fumante – Skipe, o Zoom in prima linea con le inquadrature in diretta – ma un’accorta regia può far sparare a salve ogni tipo di munizioni.

In cucina o dal tinello è tutta un’altra vita.

Si chiama lo stesso lavoro e, preso/a dall’entusiasmo e dall’incredulità, uno/a arriva a chiedersi il perché.  Se poi in casa è rimasto qualcun altro, è una domanda che non resta isolata e fa presto a essere condivisa. C’è curiosità intorno a quella postazione, un po’ di fortuna, delimitata magari da stoviglie e pentole sparse, e -se la scuola è chiusa-  scambiata dai minorenni di casa per un divertente angolo ricreativo. È difficile prima di una certa età spiegare che la mamma, o il babbo, si trovano lì per adempiere ai doveri dello smart-working. Non sanno ancora bene l’inglese, ma conoscono a fondo il loro mestiere di bambini o ragazzi che non perdono occasione per esercitare la loro vivace curiosità. State fermi! Non toccate! Andate di là a giocare, sono tutte espressioni che, una dopo l’altra, cadono nel vuoto. I marmocchi non mollano la presa. Anzi, sì. Ma è quella del computer che improvvisamente si rabbuia. Papà o mamma diventano invece neri, perché il file è scomparso, chissà’ se sarà salvato, e chiedere aiuto e assistenza al collega che di queste cose sa tutto, non è possibile, per il semplice fatto che non c’è. Così si fa avanti il dubbio che forse questo smart- working, tanto smart non è. E al secondo o terzo assalto, senza neppure il sollievo di poter sbrigare la pratica della pausa- caffè, ecco l’atto di resa. Una chiamata al capufficio, e il tono conciliante come non mai :<posso contare sui suoi buoni uffici?  Sa, vorrei presto tornare in ufficio>.