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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

18/06/2020

Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

  • 31/ STADI VUOTI E PIAZZE AFFOLLATE – NAPOLI IN FESTA
  • Angelo Scelzo

Tutti a dire, a cominciare dai virologi, che di questo virus sappiamo poco, ed ecco, un po’ inaspettato, un indizio che può aiutare a conoscerlo meglio. Il coronavirus tifa Napoli, senza distinzione tra città e squadra, anzi con una connessione che ha reso del tutto manifesta questa sua predilezione per il territorio partenopeo e, per estensione, campano. Appare ormai chiaro, a Coppa Italia assegnata, che dietro c’era un disegno, anzi addirittura una regia. Il coronavirus si è tenuto rispettosamente alla larga dalla città, e già questo- visti anche i precedenti, dal colera e al “male oscuro,” aveva fatto sgranare gli occhi, o gridare al miracolo, a seconda degli orientamenti di fede. Per di più, la meraviglia è andata crescendo di fronte agli atteggiamenti, responsabili e rigorosi, durante la quarantena, di una popolazione poco abituata, e forse anche insofferente, a sentirsi attribuire comportamenti così urbani e rispettosi. Così al virus non è rimasto che completare un’opera già abbondantemente avviata e puntare ancora su Napoli, come l’isola felice sulla quale mandare in scena, senza potenziali grandi problemi, i festeggiamenti, con annessi assembranti, per la conquista della Coppa Italia 2020, il primo trofeo dopo il lockdown.

Che la vittoria in  un qualunque Trofeo calcistico – forse  perfino della Coppa di quartiere-  dopo mesi di astinenza da pallone, avrebbe mandato un po’ di gente in piazza, al nord come al sud, era da mettere nel più scontato dei preventivi. Chiedere un’ulteriore privazione del genere a Napoli, poteva avere solo il valore della pura e semplice “provocazione”.  “Sciagurati”, è stato il commento a caldo – con le piazze e il lungomare della città riconvertite a una Piedigrotta tinta d’azzurro- di un   luminare dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ma non aveva neppure finito di pronunciare l’anatema che la mente dello scienziato si è poi illuminata del dettaglio più significativo. “Meno male che la Campania è quasi libera dai contagi”. La questione è proprio tutta nel dettaglio. Napoli ha capito che poteva permettersi questo “sgarro” alle regole. Aveva già guadagnato sul campo (non solo all’Olimpico) un bonus di buona condotta. Da spendere, naturalmente, al momento opportuno, e all’occasione prossima ventura. Il patto con il coronavirus, senza essere scritto, era però nei fatti. Del coronavirus continuiamo a sapere poco, ma appare certo che è invece lui a sapere molto di noi, a conoscere uno per uno i nostri punti deboli. Ma a suo modo anche il calcio è una forma di pandemia, nei confronti della quale ha avuto successo – a differenza che per il  Covid 19- l’immunità di gregge. Di solito il pallone riempie stadi e – soprattutto ultimamente- divani, oltre nelle grandi occasioni, anche le piazze. Pensare a tanti “deserti” uno dopo l’altro, non era proprio possibile. Anche alla pandemia può capitare di trovarsi di fronte a qualche strada sbarrata. E da virus di (non accertata) buona famiglia, si è rifugiato in corner e ha puntato sulla piazza sicura. In poche parole, ha fatto il furbo. E allora Napoli più che una scelta è diventata un obbligo.