TRENTARIGHE
Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

- 26/ DOPO IL 3 GIUGNO – Giornata “storica” ( ma che non si ripeta)
Angelo Scelzo
Nessun resoconto, e nessun album fotografico della giornata – per quanto esteso in ogni angolo del Paese – riuscirà mai a trasmettere il senso e le emozioni di un ritorno alla vita apparso più irreale e per certi versi paradossale proprio nei momenti in cui concretamente si realizzava. Era capitato a ognuno di noi durante la quarantena in casa, riscoprire momenti, abitudini, o anche oggetti riemersi e quasi riportati alla luce da una “routine” quotidiana che li aveva oscurati. Ma ieri ha fatto notizia un incontro, è parso novità un abbraccio; e le stazioni, gli aeroporti, le navi e i traghetti per le Isole si sono improvvisamente rivelati più che luoghi di spostamenti ordinari, del caotico via via delle vacanze, i raduni convenzionali di una nuova forma di accoglienza : quella del ritrovarsi, e non solo tra parenti e amici o fidanzati costretti alla lontananza, ma nel senso più generale di una conoscenza data per scontata dalla parentela di una impensabile e straordinaria esperienza comune.
Sono misteriosi, forse più dello stesso virus, i legami che l’umanità riesce a tessere come per farsi forza nei momenti più difficili e duri. La corsa a riprendere ognuno il proprio posto nella vita ordinaria, non poteva perciò che risolversi – come, in realtà è stato – in un vero e proprio spettacolo di umanità. È apparso diverso ogni gesto e anche gli atteggiamenti più comuni non hanno mostrato niente di scontato. Avviene quando la normalità è farina buona passata dal setaccio della straordinarietà.
A dare ancora più valore a questa giornata- ponte verso il nuovo inizio, sono state le biografie e le foto dei 57 nuovi Cavalieri del lavoro nominati, in occasione della Festa della Repubblica, dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Con una (brutta) traduzione giornalistica, sono stati chiamati “cavalieri del Covid “. Era naturale portare alla luce, e indicare come esempio, tutto il bene, spesso sommerso, messo in campo contro la pandemia. Ma vedere insieme, oltre all’intera formazione sanitaria – medici, infermieri, portantini, volontari – studenti, sportivi, immigrati, la sarta e l’imprenditore, l’insegnante e il benefattore, è stata una visione che ha allargato il cuore, e resa concreta e visibile la speranza di poter contare sulle energie del Paese.
Di questa giornata, per la verità, andrebbero raccontate anche altre cose: per esempio i disagi
procurati dalla persistente babele delle ordinanze regionali – o addirittura cittadine. Il “patentino”, poi sostituito con un test, imposto dalla Sardegna, il controllo, nelle stazioni e negli aeroporti, della temperatura per la Campania, il ricorso a un’ App per la Sicilia e , per finire, la registrazione online per la Puglia e il “tracciamento” per il Lazio.
Niente di nuovo sotto il sole. Ma neppure questo reiterato attaccamento alle peggiori tradizioni è riuscito a scalfire il senso pieno di una giornata che ha riaperto, quasi per intero, i battenti alla vita. Una giornata a suo modo storica, seppure da consegnare agli archivi con l’avvertenza – e l’augurio- che non si ripeta.
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