TRENTARIGHE
Una parola al giorno dal vocabolario della crisi
- 3/ I VIROLOGI

Angelo Scelzo
Forse non è solo un problema linguistico la faccenda del virologo che diventa virale, nel senso di onnipresente, dove ti giri lo trovi, in tv, per radio, sui giornali e naturalmente su tutti i social di vecchia e nuova generazione. E’ il loro momento e, considerando le cose, vien da pensare: beato quel popolo che non ha bisogno di virologi. Ma sia detto senza offesa. Ora servono, eccome, pendiamo tutti dalle loro provette, e pazienza per il dazio, forse troppo oneroso, delle dissertazioni a corredo. Sta di fatto che per alcuni di essi si fa fatica a pensare al laboratorio come luogo ordinario di lavoro al posto del primo studio televisivo che capita sottomano.
Di fronte a qualche presenza spalmata un po’ dappertutto, mattino, pomeriggio e sera, mentre è sorta spontanea la domanda: ma questi quando lavorano?, con non meno naturalezza si è cominciato a pensare anche al dono dell’ubiquità. Senza dubbio un azzardo scientifico, ma siamo poi sicuri che il carico di interrogativi intorno a questo prodigio sia meno pesante di quello che circonda la natura di un virus di cui i virologi, per una volta in coro, affermano di saperne veramente poco? Mostrano, certo, tutti l’ansia di farne una conoscenza più profonda fino a poterlo stendere al tappeto con un vaccino, o almeno stordirlo e renderlo innocuo con medicinali già testati per altre cure; e tutti dai nomi tanto astrusi al cospetto dei quali, si spera, anche il coronavirus sarebbe indotto alla resa.
E’ fermo il campionato di calcio, ma sarà un caso che della schiera di virologi scesi improvvisamente in campo conosciamo ormai non solo il nome ma anche la squadra di appartenenza? A ogni infettivologo la sua casacca, il San Matteo, l’Humanitas, lo Spallanzani, il Gemelli, Tor Vergata. E poi le rappresentative nazionali, come l’Istituto superiore di sanità. E a livello internazionale l’Organizzazione mondiale della sanità. Il coronavirus è venuto a seminare lutti e a mettere scompiglio dappertutto, e quella dei virologi, nella vita di tutti i giorni, è stata un’irruzione che ha lasciato senza fiato. Ma a poco a poco, riavuti dallo spavento, anche inconsapevolmente rimettiamo in campo, come arma di difesa, i nostri antichi modelli. E’ in corso una maledetta partita contro un avversario che gioca senza regole e conosce tutti i nostri punti deboli. Mira dritto al risultato. Ma noi non staremo a guardare.
Stiamo mettendo a punto, come ogni equipe che si rispetti, il sistema di gioco più adatto. I virologi sono all’opera. E ormai abbiamo imparato a distinguerli tra i difensivisti – qualcuno addirittura “catenacciaro”- e quelli più portati all’attacco. E’ una partita che si gioca a spalti ancora mezzi vuoti. La fase 2, ossia il secondo tempo, è appena iniziato. La sfera, come la provetta, stavolta è di cristallo.