TRENTARIGHE
Una parola al giorno dal vocabolario della crisi
- 18/ ASSISTENTE CIVICO- L’aiuto ad <attraversare >la nuova fase
Angelo Scelzo
L’idea sarà pure discutibile, il nome proprio no: assistenti civici è la dizione più congrua per questo tempo – che sembra ormai infinito – di attesa. Abbiamo lasciato la nostra vita e il nostro mondo in sospeso e riprenderci l’una e l’altro come se niente fosse avvenuto sembra impossibile. Siamo nella condizione di dover riprendere il cammino ma stando ben attenti a dove poggiamo i piedi. Rientriamo in pista barcollando ancora, insicuri di calpestare lo stesso terreno di prima. Gli ostacoli che prima non vedevamo, o saltavamo a piè pari, sembrano ora spuntare da ogni parte, come a indicare la necessità di un passo più contenuto.
La pandemia ha tirato il freno a mano al nostro ritmo di vita, e lo ha fatto in maniera brusca oltre che improvvisa e inaspettata, provocando un disorientamento che continua a bloccarci. Abitavamo da padroni, un po’ ignoranti e molto arroganti, la casa della vita diventata a un tratto ostile e inospitale. Non possiamo più fidarci, nel momento in cui riprendiamo la marcia, di un’accoglienza condizionata e disseminata di così paletti: il distanziamento – non si capisce perché, chiamato sociale-, le mascherine, i guanti, la tabella oraria e quella chilometrica per le cose consentite e no, l’imponente raccolta di autocertificazioni. È sempre più evidente che abbiamo bisogno di tutori, di chi ci aiuti ad attraversare, da una parte all’altra, questa fase della vita così imprevista e misteriosa. Sono già scese in campo, e in maniera poderosa, task- force di ogni tipo e di ogni appartenenza ministeriale. Hanno guidato, pur con qualche sbandata in curva – soprattutto quella dei grafici dei contagi e dei tamponi effettuati- la fase della stretta emergenza. Posto alle spalle il momento critico, come non pensare alla discesa in campo di una “forza di accompagnamento “, una task- force più morbida e leggera, magari con il sorriso sulle labbra, pronta a dare indicazioni, consigli, e magari indicare la strada per affrontare alla meglio questo re-incontro con una vita che, senza spiegazioni e da un momento all’altro. ci ha voltato le spalle.
Quello di “assistente civico” sembra proprio il mestiere più adatto a un tempo e a una condizione come questa. Siamo rimasti un po’ azzoppati e poter contare su qualche bastone d’appoggio non può che essere una risorsa in più per rendere meno faticosa la ripresa.
Ma come per le mascherine – prima inutili, poi indispensabili- o per i tamponi – idem come prima- e tante, tante altre testa- coda lungo tutto il cammino della pandemia, anche l’iniziativa degli assistenti- civici ha pagato il dazio di quote di approssimazione e di incomunicabilità che ne hanno subito minato l’efficacia.
Del bando per i sessantamila assistenti, per dire, non era stato messo al corrente il ministero degli Interni. Forse una dimenticanza. Ma è un po’ come andare in processione dimenticando di portare la statua del santo. (Niente vieta però di invocare lo stesso il miracolo).