SE GLI OPERAI DELLA MISERICORDIA PAPALE sanno entrare (anche) A GAMBA TESA
Diavolo» d’un cardinale, verrebbe da dire. Anche Krajewski è uno che, a suo modo, fa fuoco e fiamme (e se occorre anche luce). Anche lui non va per le spicce e non tira di fioretto. I fronti naturalmente sono opposti, ma – per dire – nessuno si aspettava che da una chiesa sempre più disposta a sporcarsi le mani, venisse fuori un porporato deciso a imbrattarsi – non metaforicamente- perfino la tonaca. Anzi il clergyman, giacca e pantaloni, o nella circostanza, maglietta e tuta da lavoro per calarsi meglio non nella parte, ma nel fossato dove sono alloggiati i generatori di corrente. Tecnicamente non c’era da riparare un guasto, poiché si trattava-come tutti sapevano – di un corto circuito da bolletta inevasa, ma nell’uno e nell’altro caso nessuno meglio di Krajewski poteva metterci mano. Il groviglio di fili e contatori metteva in gioco il suo passato di elettricista, le bollette in bianco il suo presente di «braccio armato» della Misericordia di Papa Francesco. Due estremisti della materia: nel campo dell’aiuto e dell’assistenza a chi si trova in difficoltà – e non solo per le bollette non onorate- nella chiesa di questi tempi, si scrive (sempre più spesso) Krajewski, l’elemosiniere, ma si legge Bergoglio.
Don Corrado, come è conosciuto e chiamato da tutti, fa quello che il Papa vorrebbe fare di persona e che obiettivamente non può, pur senza mai rassegnarsi a una forma di impedimento che cerca in tutti i modi di limitare il più possibile. Quando proprio Francesco si vede costretto ad alzare le mani, ecco pronto Krajewski, giovane cerimoniere ai tempi di Papa Wojtyla, creato prima vescovo e poi cardinale per rendere esplicita una vicinanza al papa e, anzi, un agire a suo nome. Accanto ai segni liturgici e ai paramenti – lo zucchetto e poi la berretta da porporato – di don Corrado, al popolo dei clochard e dei senzatetto che frequenta giorno e (spesso) notte, è stato più evidente il passaggio dalla bicicletta (ancora in uso) al doblò bianco, non un SUV dei poveri, ma, nella circostanza, per i poveri. È con quello che gira non solo Roma, ma il Paese, dovunque suoni una campana del bisogno, per drammi e tragedie o povertà di antica e nuova specie. Men che mai nelle borgate della capitale, il Doblò bianco ha bisogno di ricorrere al navigatore di bordo; ed è sempre quel furgone che parte pieno – stipato di ogni roba, viveri, abiti medicine, coperte, talvolta piccoli mobili – e ritorna svuotato di tutto.
Del pontificato di Francesco, don Corrado non è solo un’espressione ma una vera e propria icona, nel senso che racchiude in sé, una dopo l’altra, le categorie che segnano la “chiesa in uscita “di Bergoglio: preti, poi vescovi e ora anche cardinali “di strada”, ossia chierici chiamati ad esercitare una vicinanza reale e concreta a partire dagli ultimi della fila.
Nessuno più di Krajewski poteva interpretare così alla lettera un ruolo, nel suo caso una missione, come questo. Con un carisma in più: se c’è da mettere mano a fili e contatori lui, com’è avvenuto, non ha bisogno di indossare tute metaforiche o di prendere a prestito qualche divisa di ordinanza. È un tuttofare con lo stemma della Misericordia sempre appiccicato addosso; ciò che lo pone al riparo da accostamenti proprio a chi, Salvini per parlar chiaro, non ha esitato a schierarsi anche stavolta sul fronte opposto. Per modi di fare, seppure da fronti totalmente opposti, l’accostamento non è neppure peregrino. Anche in nome della Misericordia si può lanciare un guanto di sfida e può accadere che i bersagli siano anche comuni: gli impicci burocratici, i ritardi, le norme poco chiare. Ma è sempre più evidente come la Chiesa di Bergoglio intenda percorrere come un paracarro, spianando ogni terreno, la strada di una solidarietà senza se e senza ma. È ormai questo il campo dei veri principi non negoziabili. Ed è qui anche lo spazio per una sfida a tutto campo che non esclude neppure le istituzioni. Il gesto, definito estremo dallo stesso cardinale, di violare i sigilli, è non solo emblematico ma spiega fin dove arriva la determinazione di un pontificato che nella Misericordia ha il suo inconfondibile segno. È la Misericordia, posta significativamente al centro, quattro anni fa, di un Giubileo straordinario, a guidare i passi di Francesco, e sono le opere che nel suo nome compie, a spianare la strada, costruire ponti, aprire varchi: fino al punto, se occorre, di manomettere sigilli. Niente, nella visione di Bergoglio è vietato o esagerato in nome della mano tesa agli altri, e soprattutto ai più poveri. Viene da qui, dalla sostanza teologica dell’attenzione ai bisogni, lo stile tutto diverso di un magistero che non finisce di stupire. Un pontificato di gesti e parole nuove, declinate spesso, in un frasario tanto brillante quanto, a volte disinvolto. Sono, in conseguenza, anche «nuovi» gli uomini di questa chiesa. Neppure ora ai cardinali, nelle forme di un vecchio cerimoniale, si nega il titolo di «principi della chiesa». Padre Corrado si è incaricato di aggiornare i termini. In attesa, tuttavia, che tutti si rendano conto di una Chiesa che, in nome della Misericordia, quando si tratta di stare dalla parte dei poveri, non si fa «scrupolo» di entrare a gamba tesa.