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Angelo Scelzo

LE LACRIME DI LAMPEDUSA

25/04/2015

Le lacrime di Lampedusa

Opera di misericordia può chiamarsi allora anche un viaggio, e Lampedusa ha aperto la rotta verso un cammino delle croci di fronte al quale solo a un cuore toccato dal dolore è lasciato il sollievo delle lacrime.

Lampedusa si è fatta avanti come una “spina nel cuore”, un pensiero che non gli ha dato requie…

“Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente”. Annunciò così Papa Francesco quel suo viaggio nell’isola.

Le lacrime che Francesco era andato a versare nelle acque arrossate del mare dell’isola, non erano per colmare una lontananza, del resto solo geografica, ma per fare di Lampedusa il sacrario del dolore condiviso, il luogo dal quale era possibile riprendere a quella prima drammatica domanda rivolta da Dio all’uomo, appena dopo il peccato. “Adamo, dove sei?”. Adamo, il nome senza tempo dell’uomo disorientato, di “colui che arriva a perdere il suo posto nella creazione perché crede di diventare potente, di poter dominare tutto”.

Crede di essere Dio. E di vedere, quindi, il mondo attraverso gli occhi superbi di chi non riconosce più l’altro come fratello da amare, ma semplicemente come colui che disturba la propria vita e il proprio benessere.

È lo stesso uomo, segnato dalla deriva della violenza, a far sorgere l’altra domanda di Dio: “Caino, dov’è tuo fratello?”.

Tutta la storia dell’umanità, da quella prima e quasi inconsapevole ribellione, alla mano assassina che si scaglia contro il fratello, faceva di quell’isola lontana il luogo di una biblica congiunzione di tempi. L’armonia persa di Adamo porta, per la stessa strada, all’angoscia dell’appello che non poteva avere risposte, fatto a Caino. “Dov’è tuo fratello?”.

A Lampedusa, di fronte a un mare diventato camposanto, non poteva che voler dire: “Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle?”.

“Nessuno!”.

In toni accorati, Francesco tirava la rete larga della responsabilità di ognuno, tenuta però a distanza da un’ipocrisia fatta di risposte ineccepibili e tuttavia scontate: “Non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io”.

“Dov’è il sangue del tuo fratello che grida fino a me?”.

Chi può dare risposta, ancora oggi, alla domanda di Dio? Di fronte a fratelli che cercavano un luogo e un futuro diversi per sé e i loro cari, c’è stato chi ha continuato per la propria strada, si è tranquillizzato, ha pensato trovando anche buone ragioni, che la cosa non lo riguardasse in modo diretto.

Parlare di viaggio, per Lampedusa, è forse riduttivo.

Sì, il Papa è salito sull’aereo, ha trovato ad accoglierlo all’arrivo, come altrove, un piccolo gruppo di autorità con il vescovo e il sindaco in testa. Ma Lampedusa, pur così drammaticamente reale, appariva invece solo un luogo convenzionale.

 Il luogo di un’altra domanda. Una domanda terrena che Francesco veniva a porre quasi come una resa di conti per un’umanità smarrita.

“Chi di noi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie?”.

Chi ha pianto? Ecco l’interrogativo calato come una scure non sulla vicenda, ma sull’uomo, non su Lampedusa ma da Lampedusa al mondo, dalla piccola isola agli spazi infiniti della globalizzazione. Lacrime ha evocato a Francesco l’acqua che ora scorre nel vuoto delle Torri Gemelle, a Ground Zero, quando è andato in pellegrinaggio in quel luogo di “dolore, sofferenza e distruzione”. “L’acqua che scorre giù – ha detto – è simbolo anche delle nostre lacrime. Lacrime per le distruzioni di ieri, che si uniscono a quelle per le tante distruzioni di oggi. Questo è un luogo in cui piangiamo, piangiamo il dolore provocato dal sentire l’impotenza di fronte all’ingiustizia, di fronte al fratricidio, di fronte all’incapacità di risolvere le nostre differenze dialogando. In questo luogo piangiamo per la perdita ingiusta e gratuita di innocenti, per non poter trovare soluzioni per il bene comune. È acqua che ci ricorda il pianto di ieri e il pianto di oggi”.

Chi ha pianto oggi nel mondo?

Il Giubileo della Misericordia nasce anche da quelle lacrime. Dalla gioia intima di poterne ancora disporre, di essere ancora in grado di contrapporre al dolore il suo più naturale dei rimedi, fino a diventare esse stesse – le lacrime – prove di un’umanità non del tutto smarrita. Chi piange sa amare, chi piange non volta le spalle al fratello che soffre. Le lacrime sono l’inchiostro indelebile di ciò che viene dall’anima.

A Lampedusa Francesco è andato così a recuperare qualcosa di prezioso per la Chiesa, qualcosa di cui essa oggi, in questo momento di grandi cambiamenti epocali, non può fare a meno: l’offerta, quasi l’ostensione al mondo dei segni della presenza e della vicinanza di Dio. Ha cominciato da sé, dallo stile del suo pontificato, a indicare la rotta, spesso smarrita, dell’essenzialità come via più breve e più sicura per cogliere i segni della tenerezza che Dio offre al mondo intero.