L’ANGELUS SULLE VACANZE. QUANDO IL PAPA PARLA DI COSE CHE NON SA
Angelo Scelzo
Anche al Papa può capitare di parlare di cose che non sa. All’Angelus di domenica Francesco ha augurato – idealmente urbi et orbe- buone vacanze, soffermandosi sul valore di un sano riposo e sulla necessità, detta in termini prosaici, di staccare la spina. Sarebbe irrispettoso parlare di un Papa che predica bene e razzola poi male, ma il fatto è’ che quando parla di vacanza, in modo palese, Francesco si pone personalmente fuori dalla mischia: è semplicemente un tema che non lo riguarda. Anzi non lo ha mai riguardato, neppure prima che diventasse papa, o che fosse nominato cardinale. Del resto non si stanca di fornire prove sempre più aggiornate di questa presa di distanze: proprio in agosto, il mese del “chiuso per ferie” si sono riaperti, dopo una breve pausa, i varchi dell’Aula Paolo VI per l’udienza generale del mercoledì. Prendere vacanza dal più classico degli incontri settimanali con i fedeli deve essergli sembrato un peso. O forse un vuoto: la vacanza come sottrazione e non come aggiunta, qualcosa che toglie senza riuscire a dare niente in cambio.
A questo tipo di vacanza Francesco ha dato sempre le spalle: non è la geografia, non sono i luoghi, anche i più incantevoli, a trasformare e dare senso a un tempo di pausa. La vita non apre
parentesi, neppure sotto il solleone, e non esiste, come i frammenti di una cronaca quotidiana sempre più cruda e allarmante si affanna a dimostrare, un tempo franco che metta al riparo le coscienze. L’estate non può essere considerata come la pagina che è possibile lasciare in bianco nel compito della vita. Non è il capitolo leggero di un racconto altrimenti difficile e impegnativo. Le smentite fanno sempre più male e danno quasi il senso di un’arcigna rivalsa messa in atto dal tempo antico di una presunta e quasi eterea leggerezza. L’estate, e particolarmente questa, va per estremi: il grande caldo spinto, con l’aiuto della mano vile dell’uomo, verso la deriva di incendi rovinosi e devastanti, i temporali che fanno vittime, invece di dare frescura, il paradosso dei reati umanitari come ulteriore spina nel fianco del dramma dei migranti. E questa stessa estate che chiamiamo strana o anche pazza, pensando forse al cliché di un tempo che fu, continua ad aprire sempre nuovi comparti, come in una grande fiera delle contraddizioni in cui tutto, e il suo contrario, appare possibile. Una buona mano viene anche dal mondo, sempre più irrequieto, dello sport. In attesa di quella prossima ventura, ha tenuto banco la follia del trasferimento di 500 milioni e passa di Neymar dal Barcellona al Paris Saint Germain, e per un sottile contrasto – come a dire che la vittoria non sempre è tutto- ecco l’uscita di scena di Usain Bolt, che se l’è presa comoda nella gara di addio, facendosi precedere, come mai era accaduto in passato, da ben due uomini sul filo del traguardo.
Anche l’uomo più veloce del mondo, a fine corsa e carriera ha deciso di prendersi tutto il tempo necessario, stavolta non per la vittoria, ma per il saluto di commiato. Potremmo dire per la sua vacanza, perché, sempre più chiaramente, il soggetto di qualsiasi frase che abbia a che fare con essa e’ il tempo. Anzi la qualità del tempo. Quanto a questo, Papa Francesco, in poche parole, dalla finestra dell’Angelus nella domenica più assolata e torrida dell’estate romana, ha delineato i tratti di una vera teologia della vacanza. Lo scenario del monte Tabor, luogo della trasfigurazione, come invito a riflettere “sull’importanza di staccarci dalle cose mondane per compiere un cammino verso l’alto”. E la concretezza di un impegno nel tempo della distensione: verso ” tutti i nostri fratelli, specialmente per chi soffre, per quanti si trovano nella solitudine e nell’abbandono, per gli ammalati e per la moltitudine di uomini e di donne che in diverse parti del mondo sono umiliati dall’ingiustizia, dalla prepotenza, dalla violenza.”
È’ entrato nel dettaglio, rivolgendosi agli studenti e alle famiglie. Hanno più tempo libero, ma è proprio questa la risorsa da investire. La vacanza è solo un’altra forma di declinazione del proprio tempo. La più alta e la più impegnativa. Parola di Francesco.