La supplica e il mese di maggio a pompei. Qui la preghiera nasce e sorge dal cuore della carità
A maggio, il buongiorno di Pompei è il coro di una preghiera. La recita insieme una folla che, nell’alba che fa luce al suo primo cammino, non sembra conoscere altre vie che quella della casa di Maria, il Santuario che, di prim’ora, spalanca le porte, come i fedeli spalancano i cuori. Nella città di Bartolo Longo il giorno nasce con questo saluto – il “Buongiorno a Maria” – che è come un segno di croce “guidato” dalle mani della Vergine, per aprire non un giorno come un altro, ma l’orizzonte della speranza. Forse anche l’anima, al sorgere del mattino, ha energie fresche e le preghiere e i canti che si levano con lo sguardo fisso, rivolto al Quadro che lentamente si svela dall’altare, hanno l’intensità di un’invocazione forte e struggente. È forse la notte che si sente alle spalle, diradata fino al chiarore di un’alba che annuncia sempre un nuovo inizio.
La Vergine prende per mano i suoi figli – si ascolta nelle devozioni che a lei si rivolgono – ma in queste mattine di maggio, a Pompei, è come se i fedeli andassero loro a cercare Maria e a prenderla a sé per farne tenera compagnia e guida non solo del giorno ma dei momenti della vita di cui ogni giorno è sintesi.
Questo “buongiorno” è tutto un canto. È la voce del mattino di un Santuario dove la preghiera si recita in tutti i toni e si canta in ogni spartito; lode e rendimento di grazia, professione di fede e richieste di perdono. Tutti segni di un affidamento totale, come una “Supplica” senza fine.
È proprio la Supplica l’altro grande foglio di calendario del maggio mese di Maria. La preghiera di Bartolo Longo “racconta” Pompei come non potrebbe nessun manuale di storia o di erudizione. «Pompei, bella e unica nel suo genere, continui a essere un affascinante e concreto racconto di come l’amore di Dio non può essere disgiunto dall’amore al prossimo», ha detto nell’omelia della Messa dell’otto maggio, il celebrante, l’arcivescovo Edgar Peña Parra, uno dei più stretti collaboratori di Papa Francesco. Un auspicio, ma non solo, perché Pompei continua a essere la preghiera che sa farsi carità.
Anche per questo, la Supplica, preghiera di Pompei, è preghiera del mondo: nella duplice dimensione, locale e allo stesso tempo globale, è possibile rintracciare il senso più profondo di un’invocazione che nasce e sorge dal cuore della carità.
A Pompei la fede non parla per suggestioni, ma attraverso il linguaggio delle opere concrete. In questo senso anche la Supplica va considerata un’Opera: il fondamento di tutto ciò che nasce e si muove intorno alla carità. «La grandezza di Pompei – ha detto ancora il Sostituto della Segreteria di Stato – sta in questa duplice prospettiva: la preghiera e la carità, uno stigma che resta nitido e incisivo di fronte al mutare dei tempi».
A questo straordinario maggio Mariano, Pompei è arrivata sulla scia di un evento pastorale di tutto rilievo, come la conclusione della Visita pastorale dell’arcivescovo Tommaso Caputo. «Una chiesa presa per mano da Maria e condotta a Cristo sulla via della carità» è stato il titolo del messaggio finale in cui sono state sintetizzate le diverse fasi dell’incontro tra il pastore e le cinque comunità cittadine, guidate dai rispettivi parroci. Un messaggio consegnato dal vescovo durante la Messa crismale anticipata al mercoledì Santo: anche questa una scelta significativa che pone l’accento sulla particolare responsabilità di una chiesa locale chiamata a dare conto in ogni momento della propria vocazione alla carità.
########
Non c’è segno, allargando lo sguardo alla sfera sociale, di un “buongiorno”, o almeno di un cenno di cordiale saluto, alla carità; verso la quale, anzi, aumentano gli sguardi torvi e le intolleranze.
Carità sembra un temine perfino improprio e senza diritto di cittadinanza in un contesto in cui già il richiamo a un minimo di solidarietà appare fuori tono. Il clima elettorale che 28 Paesi d’Europa hanno appena messo alle spalle non ha certamente aiutato a dare risalto a valori un po’ più significativi, ma certo meno pressanti, del voto. In Italia come altrove, perché mai come in questo caso, tutto il mondo è paese.
(Rnp n. 3 maggio-giugno 2019)