La Chiesa chiama i giovani a costruire un mondo nuovo

I giovani sono stati da sempre nel cuore della Chiesa. I pontificati dell’ultimo secolo, a partire da Giovanni XXIII, il Papa che indisse il Concilio Vaticano II, hanno accentuato anche la cura pastorale verso le nuove generazioni. Il senso della storia, proprio a partire dalla grande Assemblea conciliare, si è insediato e fatto più vivo all’interno di una comunità ecclesiale che, nel suo complesso, ha manifestato sempre più l’esigenza di uno sguardo in avanti, proprio come segno di una più convinta e cordiale apertura al mondo. 

Il Sinodo appena concluso è stato, in questo senso, un grande passo avanti e, insieme, la conferma di un’attitudine chiara, che poco ha a che fare con le mode del momento che, da più parti, hanno fatto del mondo giovanile un’altra grande terra di conquista delle industrie di varie tipo, tutte concentrate sull’utilizzo – e lo sfruttamento – economico del fenomeno. Ecco, appunto: i giovani come fenomeno, o anche come categoria di un sistema sociale che arriva a manipolare, applicando parametri di stampo finanziario, finanche i margini di appartenenza. Non a caso le fasce di età, in cui la gioventù è come sezionata, continuano a dilatarsi e ad “allungare” una vita per così dire “sociologica” che corrisponde ormai poco a quella reale. C’entra, come in tutte le questioni grandi e piccole di questo tempo, la globalizzazione, ma come non vedere che in questa vera e propria invasione di campo, il terreno eroso è quello dell’adolescenza, della splendida età di passaggio che introduce alla giovinezza ed è porta dell’età adulta. Il mondo ha fretta e non sembra più disposto a lasciare in vita i “tempi di passaggio”; non tollera la gradualità dei cambiamenti. Come quelle meteorologiche, anche la stagioni della vita stanno subendo mutazioni ben visibili e profonde. 

Non è un istituto di ricerca, ma la chiesa, prima di altri, ha posto sotto osservazione il problema; e la forte guida pastorale di Papa Francesco, fa oggi in modo che i giovani non la sentano estranea da nessun fronte. In questo senso il Sinodo è stato non solo un evento di chiesa, ma, con le stesse modalità del Concilio, si è concretizzato come un appello al mondo perché prenda coscienza del proprio futuro. Prenda coscienza, in altre parole, dei propri giovani: perché saranno essi a definire e a dare il verso a questa grande epoca di transizione che la prima generazione del terzo millennio sta vivendo così a fondo. Lo spaesamento, il senso di incertezza, la forma quasi di un’instabilità permanente, sono fenomeni e stati d’animo di un tempo che propone, ad ognuno di noi, grandi e soprattutto inedite sfide. 

C’è bisogno, per questa nuova traversata, di compagni di viaggio affidabili e sicuri. Occorrono guide e segnali di orientamento lunga la strada. Il Sinodo dei giovani si pone oggi come il grande strumento preparato dalla chiesa di Francesco. Tra i segni lungo la strada, la recita della Supplica di ottobre, ha indicato quello di una solidarietà chiamata oggi ad allagare il campo e ad affacciarsi sulle finestre di mondi devastati. Il cardinale Mario Zenari, Nunzio apostolico in Siria, ha chiesto di pregare per quella terra, distrutta da quasi otto anni di guerra, ma anche per un mondo che appare in crisi d’umanità. Si avverte il bisogno sempre più urgente di una Chiesa in uscita, che metta sulle proprie spalle la sofferenza degli uomini, scendendo nelle strade, a cominciare da quelle delle periferie, fisiche ed esistenziali. La Chiesa, anche in questa prospettiva, ha bisogno dell’energia vitale dei giovani, chiamati a realizzare i loro ideali e a pensare e costruire un mondo nuovo, più giusto, più vero.  

(Rnp n. 6 ottobre-novembre 2018)

Angelo Scelzo

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