MARCO TARQUINIO Le pagine che Avvenire, nel 1972, ad appena quattro anni dalla sua nascita, cominciò a tenere quotidianamente aperte come porte e finestre sul Mezzogiorno sono una “storia nella storia” che merita di essere conosciuta, approfondita, messa a frutto. Il “tratto di strada” compiuto negli anni Settanta del Novecento verso Sud da Avvenire è, tra l’altro, decisivo per comprendere la propensione all’innovazione tecnica che ha sempre caratterizzato il quotidiano dei cattolici italiani. Angelo Scelzo, che proprio da Pompei, e dall’esperienza dell’edizione Sud, ha iniziato il suo lungo cursus ad Avvenire – come praticante, poi inviato speciale e tuttora come collaboratore ed editorialista – ha saputo realizzare un’opera agile e profonda che rappresenta una guida unica, utilissima per condurre alla scoperta della linearità e dell’originalità di un cammino non privo di sorprese e di assolute novità anche per chi da anni “abita” la casa di Avvenire. Basti citare la testimonianza offerta dalla fitta corrispondenza che dimostra il ruolo svolto dalla Segreteria di Stato di papa Paolo VI nella vicenda Pompei, un ruolo centrale e almeno pari a quello esercitato durante la nascita “per fusione” della testata. Ma non posso fare a meno di sottolineare anche la forza dell’apporto di ricordi e di esperienze dirette e personali dell’Autore, che contribuisce a rendere straordinariamente vive le pagine che state per scorrere. Insisto su un punto cruciale: il Mezzogiorno era la parte che mancava al profilo completo e definitivo di un giornale deciso rivolgersi a un Paese tutto intero, nella piena consapevolezza delle diversità e delle divaricazioni esistenti, ma soprattutto animato dalla speranza, anzi dalla convinzione, di poter contribuire a una sempre migliore integrazione sociale e culturale tra Nord e Sud secondo una logica della piena valorizzazione di energie ed esperienze della società e della Chiesa prima ancora, “infrastrutturale”. Un concetto a cui ricorro non solo in riferimento alle opere civili e alle grandi vie e reti di comunicazione che ancora oggi mancano o vacillano, ma proprio in senso morale e spirituale, oltre che per richiamare la fatica e il sacrificio di tanti per la ricostruzione della speranza attraverso il lavoro e con il radicamento di una giusta legalità contro ogni rassegnazione ai condizionamenti – meglio: ai letali inquinamenti – delle mafie. Era proprio questa la visione che cominciava in quegli anni a manifestare una Chiesa del Mezzogiorno decisa, sulla scia del rinnovamento conciliare, a mettere in campo energie ulteriori e nuove per il riscatto del proprio popolo. Si crearono così le condizioni perché Avvenire fosse un giornale atteso. E quando l’8 aprile di quel 1972 dalle rotative della seconda sede di stampa di Pompei, uscirono le prime copie del giornale teletrasmesso da Milano, non si stava realizzando solo un primato tecnologico, ma su quell’inedita linea di modernità e di progresso, si completava il lungo e non facile cammino avviato quattro anni prima in una redazione del Nord Italia. Pompei significò, insomma, molto più che un fatto tecnico. Il giornale assunse una sua forma definitiva con la nascita di nuove edizioni regionali, a loro volta precedute dal fiorire di una serie di iniziative territoriali. Nel complesso tipografico fondato da Bartolo Longo fu sperimentata, per la prima volta, la formula delle “pagine diocesane” tuttora presenti nell’architettura generale di un giornale pensato, diremmo oggi, come glocal: al tempo stesso globale, perché curioso del mondo e pienamente cattolico, e locale. « Avvenire non era sbarcato a Pompei per caso – scrive verso la conclusione Scelzo –. Facendo rotta a Sud, il giornale aveva trovato pienamente la sua strada. Un quotidiano cattolico non poteva essere di “parte”, a cominciare dall’appartenenza geografica. E a sua volta il Meridione non poteva privarsi di una voce che riusciva ancora a trasmettere una sintonia con i propri valori». Nella ricostruzione della vicenda Avvenire Sudè ben visibile la traccia generale del vasto impegno messo in atto dalla Chiesa del Mezzogiorno a sostegno del giornale. Sulla scia del Concilio, e attraverso una forma di mobilitazione che non passò inosservata, i temi della comunicazione divennero parte viva e integrante di un rinnovato interesse sociale, fino al risveglio dell’antica e mai risolta Questione meridionale. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il direttore: «Venne sperimentata per la prima volta la formula, ancora attuale, delle pagine diocesane» | |
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