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Angelo Scelzo

IL PAPA RITORNA A NAPOLI, ANTICA CAPITALE DEL MEDITERRANEO

28/03/2019

INCONTRO SULLA “VERITATIS GAUDIUM” ALLA FACOLTÀ’ TEOLOGICA DI POSILLIPO

Angelo Scelzo

Un viaggio breve, di chilometri e durata, l’annunciato ritorno – il 21 giugno prossimo – di Papa Francesco a Napoli. E più di ogni altro inusuale, con il Papa in veste di relatore, seppure tra le mura di casa della Facoltà teologica di Posillipo, sezione San Luigi, tenuta dai gesuiti; la relazione e subito dopo la presentazione del documento di Abu-Dhabi sulla “Fratellanza umana”.

Le sorprese sono pane quotidiano nel pontificato di Papa Bergoglio, ma davanti a questa scelta, a Napoli tocca prendere coscienza di come la sua storia, non solo ecclesiale, possa trovarsi di fronte a un colpo d’ala, a una svolta di quelle che lasciano il segno.

Il titolo della relazione del Papa: “La teologia dopo Veritatis Gaudium nel contesto del Mediterraneo” dà conto, già nella sua enunciazione, di qualcosa che è già avvenuto o che, almeno, è in corso.  Un documento, sotto forma di Costituzione apostolica, (appunto, la Veritatis Gaudium, pubblicata l’otto dicembre di due anni fa) ha indicato ai centri del sapere ecclesiale, le università e le Facoltà cattoliche, che di fronte ai cambiamenti d’epoca la risposta non può essere che quella di “una coraggiosa rivoluzione culturale”, basata su una “vera ermeneutica evangelica per capire meglio la vita, il mondo, gli uomini”. In sostanza, la dimensione sociale dell’evangelizzazione non si realizza una volta per tutte, ma ha bisogno di aggiornamenti e di confronti. Ha necessità, soprattutto, di vedere il mondo in faccia, e di accettare le sue sfide, mettendo in campo il meglio di sé: non solo la passione e la cura per l’uomo, ma le ragioni che rendono irrevocabile e credibile ogni sua scelta.

 Napoli ha di fronte il Mediterraneo, è una delle sue capitali riconosciute. Ma oggi anche i problemi di una metropoli così dissestata, e aggredita da ogni genere di problemi, sono il riflesso appannato delle tragedie che continuano a consumarsi in quel bacino di morte, diventato sempre più il grande cimitero dove vengono seppellite le speranze dei senza terra e dei senza patria. Anche per Napoli si rende quindi necessario un cambio di prospettive, che ha poco a che fare con le fragilità di semplici prese di posizione o atteggiamenti nuovi. Il segno nuovo, come indica la Veritatis Gaudium è proprio quello di una “rivoluzione culturale”, nelle modalità in cui essa può scaturire dai centri del sapere ecclesiale. È la via di un rinnovamento sapiente e coraggioso richiesto dalla trasformazione missionaria di una chiesa realmente in uscita. 

Scegliendo di ritornare a Napoli, Francesco sa che proprio nella sua Facoltà questa via è già aperta, anzi è spalancata perché in nome della “teologia dell’accoglienza” le aule di Posillipo, accanto ai corsi ordinari, hanno visto alternarsi studiosi e testimoni di diverse confessioni a confronto soprattutto sul grande tema delle migrazioni. Un laboratorio attivo e di grande rilievo culturale che ha contribuirò a rimettere in campo tutta la vasta serie di documenti magisteriali che dal Concilio in poi –  a partire dalla Optatam Totius– hanno segnato gli indirizzi educativi e dottrinali delle università e delle Facoltà ecclesiastiche. La teologia dell’accoglienza ha preso forma da questi apporti, rafforzati dall’elaborazione offerta dal contatto vivo con la realtà di Napoli. Il Mediterraneo è geograficamente sotto gli occhi e storicamente dentro il cuore della città. E’ in quest’area che può ancora investire, o meglio rinverdire, il ruolo di antica capitale, capace di guardare lontano, avere visioni e semmai, dare un senso più maturo e concreto a quel mito del suo “buon cuore”, sempre più strattonato e messo in ombra dall’efferatezza di molte sue cronache. Se l’accoglienza può essere un’attitudine, la teologia dell’accoglienza, elaborata nei suoi luoghi del sapere- e alla quale Papa Francesco verrà a rendere omaggio- diventa la voce dell’anima e parla “in nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre”. Non a caso sono parole del documento della “Fratellanza umana” firmato dal Papa insieme con il grande Imam di Al – Azhar, nel recente viaggio negli Emirati Arabi Uniti. E non a caso il Mediterraneo, il luogo dove il cristianesimo è nato, è ritornato al centro di uno straordinario impegno delle chiese, a partire da quella italiana che, nel febbraio del prossimo anno, raccogliendo l’invito di Francesco, convocherà a Bari un vero e proprio Sinodo del Mediterraneo, con la partecipazione di almeno venti Paesi dei tre continenti, Europa, Asia e Africa. Rivivrà lo spirito dei celebri Colloqui su Mediterraneo i del sindaco santo, Giorgio La Pira, il quale per tutta l’area evocò il nome di Grande Lago di Tiberiade

È un fatto che il Documento sulla Fratellanza universale, firmato a Abu Dhabi con il grande Imam di Al Azhar – al centro della visita del Papa a Napoli – ha creato un grande fermento nelle università e nelle Scuole musulmane; e ora il “vento” –  non illusorio -di questa nuova primavera sta scuotendo i popoli. Ecco allora l’immediato cambio di rotta dei viaggi di Francesco con al centro, anche in questi giorni, l’area mediterranea, a Rabat, in Marocco, sulla scia ancora fresca dell’Egitto e dei Paesi degli Emirati Arabi.  Non un a semplice strategia, ma la testimonianza che è ora la storia tutta nuova, o almeno rinnovata, di un Mediterraneo casa comune i delle fedi a tracciare anche l’inedita geografia di questo pontificato.

Su queste carte di viaggio Napoli è da sempre un punto di riferimento. E la scelta di presentare proprio nelle aule dei gesuiti di Napoli questo straordinario documento rappresenta una solenne consegna, quasi un atto di affidamento alle grandi potenzialità di una città che, nell’occasione, riprende confidenza e coraggio nel proprio futuro. Ritorna ad essere centro di elaborazione oltre che di dialogo tra le culture. Viene in mente, come ha sottolineato il cardinale Sepe, la traccia già lasciata da Benedetto XVI nell’incontro con i capi religiosi per il meeting della Sant’Egidio a Napoli. Ma anche da quei pochi anni trascorsi, tutto è diventato più urgente. E da Napoli il Mediterraneo continua a vedersi meglio che altrove