Cortile e reali
Dagli affreschi di Michelangelo nella Sistina, a fianco il Re Carlo III e la regina Camilla del Regno Unito, al cortile di “Spin Time”, il palazzo romano occupato, da due anni, da 150 famiglie, e idealmente trasferito nell’Aula dell’incontro mondiale dei movimenti popolari. Tutto nel giro di poche ore in una delle giornate più intense del pontificato di Leone XIV. La solennità, anche il fascino della storia, da una parte, e dall’altra la cronaca, senza tregua, delle ingiustizie e delle prevaricazioni che l’anno giubilare ha riportato in primo piano. Lo splendore della Cappella nel cuore del palazzo apostolico e ancor più la preghiera comune a 500 anni dallo scisma con la chiesa anglicana, sono stati l’eloquenza, senza parole, di un evento consegnato, seduta stante, agli archivi della storia- e con un cerimoniale all’altezza- i tre cori, tra cui quello delle voci bianche di St James’s Palace, il prestigio delle delegazioni e lo scambio di onorificenze, oltre che dei doni -. Non poteva essere, almeno all’apparenza, più stridente il cambio di scena del secondo atto della giornata di papa Prevost, l’incontro con i Movimenti che dieci anni fa, chiamati da papa Francesco, vennero in Vaticano per piantare la bandiera di “terra, casa e lavoro” :il passo solenne della storia e l’incedere sinistro di una cronaca che non fa sconti e anzi continua a prendere di mira e accanirsi contro i più indifesi. La Cappella Sistina e gli androni di un palazzo malandato, rifugio più che precario di famiglie senza casa e senza terra, sbarcate da luoghi lontani e spesso guerre, oltre che fame, privazioni e finanche torture, troppo vicine. Due mondi lontani, l’uno e inciso su rotoli e pergamene, l’altro raccontato dai volti di poveri e oppressi, che tuttavia, nel nome di Leone, non si sono dati le spalle, mostrando anzi quanto ampia e smisurata possa essere l’intensità dei legami che la chiesa è in grado di mettere in campo. Due mondi in realtà, della stessa chiesa, capace di misurarsi sul fronte della storia e accettare allo stesso tempo il “qui e ora” delle sfide di un presente scarno forse di suggestioni, ma animato da un realismo talvolta spietato.
Sicché il cambio di linguaggio di Papa Prevost è stato il segno, nel giro di poche ore, non di un registro diverso, ma di un altro tono di quella spiritualità che nella Sistina è intrisa di storia e di arte.
Così di fronte ai movimenti popolari, Leone XIV, ha pronunciato un discorso- chiave del suo pontificato. Certamente uno dei più forti, con condanne esplicite contro “ i crimini commessi o tollerati dallo Stato, responsabile “di misure sempre più disumane – persino politicamente celebrate- per trattare questi ‘indesiderabili’ come se fossero spazzatura e non esseri umani”. Ma anche quello che, richiamando ancora una volta la “Rerum Novarum” tra i motivi della scelta del nome, lascia intendere il senso delle “cose nuove” che stanno davanti al suo pontificato. L’orizzonte è vasto, e se da uno sguardo dal “centro” viene in primo piano l’intelligenza artificiale o la robotica, la visione dalle periferie indica che “l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale”.
Quando un Papa esce dalla Sistina, l’altare più solenne del palazzo apostolico, è il pontificato a compiere ogni volta un passo in avanti. È il luogo dove la storia non si sottrae mai al dialogo. E lo ravviva, spingendolo anche nel fiume certo più turbolento della cronaca. E’ proprio ciò che è avvenuto nel giorno della visita dei Reali d’Inghilterra e dell’incontro, subito dopo, con i movimenti popolari.