Autore: Angelo Scelzo
Aula Paolo VI, ospedale da campo
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In fila con chi si vaccina in Vaticano, tra silenzi e preghiere di invocazione
La folla, da qualche tempo, a causa della pandemia, è lontana anche da questa sua “casa” così importante e accogliente. Che, tuttavia, non ha chiuso i battenti, e anzi li ha riaperti inaugurando un capitolo tutto nuovo e, se possibile, ancora più significativo
L’ingresso è solenne, certo più di quanto normalmente possa esserlo un luogo frequentato dalle grandi folle. Si chiama infatti atrio, non solo per lo spazio, ma perché subito più in là, oltre i tendaggi in velluto, c’è il vasto...
papa francesco e la scelta rivoluzionaria di battaglia
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Quando fu ordinato vescovo, quattro anni fa nella cattedrale di Catanzaro, l’anello vescovile che tuttora porta al dito, veniva dalla fusione dell’anello d’oro del padre defunto. Il pastorale, tutto in legno, da un ulivo lavorato dai ragazzi di una casa di accoglienza. E la croce pettorale, sempre in legno, realizzata a mano nella comunità di Satriano. Portare la povertà fin sopra l’altare, farne un segno liturgico, metterla, in maniera visibile, al centro di tutto l’episcopato.
Nei quattro anni di Cerreto Sannita, mons. Domenico Battaglia, nominato ieri alla guida della diocesi...
Dal Giubileo a Scampia, i 14 anni da stakanovista del cardinale-manager
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A Napoli il detto è molto popolare: “Tre song e putient: o’ papa, o’ re e chi nu’ ten nient”. Un cardinale è fuori della partita, ma proprio a Napoli, la smentita sembra a portata di mano, e si chiama Sepe, nome di battesimo Crescenzio, come molti dalle parti di Carinaro, a due passi da Aversa, anche se poi, per tacito accordo, per tutti viene usato il diminutivo un po’ forzato di Enzo.
Il potente cardinale è un suffisso che, di questi tempi, è in uso sempre meno, e per un sempre minor numero di porporati: quasi un piccolo club, le cui modalità di accesso, sono stabilite secondo il...
Quei secondi infiniti che cambiarono la storia
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Quarant’anni, ma il terremoto dell’Ottanta in Campania e Basilicata – un minuto e mezzo di improvvisa collera della natura, quasi tremila morti, oltre ottomila feriti, decine di paesi distrutti, nel pomeriggio del 23 novembre di una domenica di festa – appare ancora più lontano. Porta il segno della tragedia di un altro mondo, quello rude e arcaico di una natura che colpisce a viso aperto, scuotendo terra e pietre, devastando vite e paesaggi, lasciando tracce ben visibili del suo passaggio. Tutt’altro è il segno, rarefatto e inafferrabile, della tragedia in corso, nessun...