LA RIVISTA “GRANDI FIRME” DEL TURISMO DELLA CAMPANIA




I QUATTRO NUMERI DI UNA PUBBLICAZIONE CHE HA FATTO STORIA NEL SUO SETTORE
Angelo Scelzo
Il primo numero apparve nel dicembre del 1974. In copertina la foto, firmata da Mimmo Jodice, di un particolare del presepe della Reggia di Caserta. Si capì subito che si trattava della più prestigiosa tra le pubblicazioni turistiche, non solo della Campania. Era il tempo in cui alla guida del settore vi era Roberto Virtuoso, assessore, ma – in linea più generale – vera guida politica di una Regione che proprio nel turismo si apprestava a indicare per tutto il territorio un modello di sviluppo moderno ed efficiente, basato certo sulle straordinarie risorse ambientali e paesaggistiche, ma sostenuto da un progetto culturale di ampio respiro. La Rivista rispondeva proprio a questo obiettivo. E a scorrere i nomi dei collaboratori chiamati a raccolta, l’iniziativa editoriale di <Civiltà della Campania>, bimestrale promosso dall’Assessorato regionale in collaborazione con gli enti provinciali dei cinque capoluoghi, si propose subito come una vera e propria antologia delle eccellenze campane nei diversi campi.

La presentazione ufficiale del primo numero della rivista. A sinistra, Arturo Fratta, al centro Gaetano Giordano e sulla destra l'assessore regionale al Turismo Roberto Virtuoso.
La sezione “Natale In Campania” che apriva il primo fascicolo, accanto a una straordinaria documentazione fotografica, metteva in campo le firme di Raffaello Causa, Mario Stefanile, Domenico Rea e Michele Prisco. Nelle pagine centrali, Alfonso Gatto per presentare un suo inedito <Un mazzetto di poesie con la mia mano>, così scriveva: “Questo mazzetto di poesie che in vario modo lungo gli anni mi sono nate dalla memoria del mio golfo, delle mie marine, di <quelle case > incise nella pietra e nella luce, a quale rivista inviarle e dedicarle se non a questa che ha nel suo nome il nome della mia stessa origine ?“

“Civiltà della Campania” si stampava a Pompei, in uno stabilimento tipografico che, in quegli anni, ancora prima dell’ulteriore sviluppo legato alla stampa del quotidiano cattolico Avvenire, era considerato tra i più avanzati del Mezzogiorno. Fu per questa circostanza che mi trovai a far parte del progetto, prima come collaboratore e, negli ultimi due numeri, come redattore-capo, in sostituzione di un vero e proprio maestro del giornalismo napoletano, Arturo Fratta.
Si trattò di una grande esperienza professionale; di quelle che non si dimenticano.