La Lettera-appello della Comunità di Sant’Egidio, primo firmatario il fondatore Andrea Riccardi, e una serie di significative adesioni da parte di personalità europee e mondiali, è la più importante tra e iniziative volte a dare una risposta al gravissimo problema della cura degli anziani. Un problema esploso in maniera drammatica con la pandemia del coronavirus.
Nelle residenze sanitarie assistite il virus ha fatto strage. Migliaia di vittime, di fatto una generazione azzerata, portata via come un ingombro dal quale liberarsi. Oltre che spietato il virus non è neppure cieco. E’ andato a colpire infatti a colpo sicuro, dove non esistevano difese. Ciò che ha reso ancora più crudele questa razzia di morti, è stata la realtà che e andata a scoprire. Anzi, peggio: in molti casi a confermare, poiché lo stato di abbandono in molte ‘residenze’ è la regola ordinaria. Già prima esistevano tutte le condizioni per chiudere definitivamente con il concetto stesso di residenza sanitaria. Dopo questa tragedia non c’è più un minuto da perdere. Il trattamento degli anziani è uno dei primissimi indici del grado di civiltà di un Paese. E i tanti addi senza neppure un’ultima carezza sono stati un affronto sul quale riflettere. Tocca farlo alle istituzioni, alla società e soprattutto alle famiglie. Non si tratta di trovare insieme una formula, ma di riconsiderare, tutti insieme, una condizione che penalizza fortemente una quota di popolazione che, dopo l’esclusione dal ciclo produttivo, rischia di essere espulsa, come conseguenza terribilmente “naturale” anche dalla vita. Al tempo del coronavirus, le case di risposo sono state i luoghi dell’ultimo viaggio, con il fine corsa a due passi. In molti di quegli ospizi non sono mancati episodi di generosità e abnegazione o di vero e proprio eroismo, ma anche il coraggio delle persone si è scontrato ed è stato vanificato dalla debolezza o addirittura dalla inconsistenza delle strutture, lasciate a se stesse, e perfino colpevolmente utilizzate come ricoveri di supplenza per i malati di Covid. Una tragedia nella tragedia, che impone di correre subito ai ripari. Non c’è più tempo e, soprattutto, non ci sono più vite, da perdere.
This website uses cookies.