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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

29/05/2020

Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

  • 19/PALLA AL C ENTRO- Ritorna Sua Maestà il campionato
  • Angelo Scelzo

Ora sì, il ritorno alla normalità ha il suo calcio d’inizio: avverrà il 20 giugno, pietra e data miliare al tempo della pandemia. Oltre a svuotare strade e piazze, città e paesi, metropoli e borgate, il coronavirus, aveva svuotato anche gli stadi. Non dagli spettatori, già inchiodati ai divani di casa dalle maratone televisive, bensì dagli attori protagonisti, i calciatori, alcuni dei quali colpiti dal virus, proprio come i comuni mortali.

Non è stato facile rimettere il pallone al centro; ed è questa circostanza, subito dopo lo spaventoso numero di morti, a testimoniare più di molte altre, la gravità di un dramma misterioso e inatteso. Potenza dello sport, che in molte altre occasioni ha “invaso”, felicemente, il campo sociale, evitando guerre civili (la vittoria di Bartali al Tour de France), o creando inattesi ponti di dialogo, come il varo della “diplomazia” del ping-pong per la distensione dei rapporti tra la gli Stati Uniti e la Cina negli anni Settanta. 

Questa riapertura, tuttavia, di epico ha davvero poco. Il massimo dei valori riconosciuti a questo ritorno è un contributo alla “normalità”, la rassicurante sensazione che, a poco a poco, la vita rimette a posto le sue cose, ricostruisce un’agenda che il virus aveva sconquassato. Abbiamo scandito per fasi questa riappropriazione di vita sospesa, e dopo i numeri – la fase 1, la fase 2- ecco la fase di gioco, la più attesa, quella più vicina a un “liberi tutti”, avversato dai virologi, ma invocato, appunto, come una liberazione.  E il campionato, una delle poche istituzioni riconosciute in tutto il Parse, manterrà certo le sue premesse e, pur senza il pubblico sugli spalti, continuerà a spargere emozioni, fino al punto forse, da illudere che la partita si giochi contro il virus e che basti fare gol per segnarlo al passivo anche della cattiva pandemia. La retorica è il tasso di colesterolo sempre un po’ alto nelle questioni pallonare. Farne a meno è quasi impossibile, come appare anche – e tanto più – in questo ritorno, le cui motivazioni vanno ricercate sotto tutt’altre voci. Quelle del bilancio per esempio. Si rischiava il collasso economico, hanno avvertito a più riprese i presidenti delle squadre – grandi e piccole- pressati dai mancati incassi dei diritti televisivi, pane di (lauta) sopravvivenza per l’intero barnum del calcio italiano.

E allora, tutti in campo, poco importa se con le regole di un “protocollo” grottesco che impone, per esempio, ingressi separati sul campo di gioco alle due squadre e una forma di distanziamento sociale anche dall’arbitro. E palloni sanificati, panchina distanziate, 5 sostituzioni a partita, “esultanze contenute”, interviste via watts- app e via discorrendo e, più che altro, stralunando. Si chiama ancora calcio. Ma deve trattarsi di una deroga in regime di pandemia.

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