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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

18/05/2020

Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

  • 13/ <SI RIAPRE!> – Ma non ritorniamo da nessuna assenza

Angelo Scelzo

18 maggio 2020: chi mai avrebbe immaginato che sarebbe stata una data di svolta nella vita di tutti noi? “Si riapre” è il titolo che campeggia su tutti i giornali, dagli schermi televisivi e da ogni angolo di quella sterminata galassia dei social e dei new media che proprio in questo tempo sospeso hanno ulteriormente invaso i nostri spazi esistenziali.

Sembra quasi un ritorno alla vita, e in parte lo è, perché almeno una quota, per oltre due mesi è rimasta in sospeso. Due mesi, in un mondo che, spinto dalla rivoluzione informatica, aveva cominciato a correre oltre i limiti dell’umano, è quasi un tempo biblico. I segni di cedimento sono diventati via via sempre più visibili e, insieme ai fondatissimi timori del crollo di tutta l’economia, hanno spinto forse ad accelerare una ripresa che le autorità sanitarie ritenevano prematura.

Ma si riapre. È certo l’inizio di una fase nuova. Non la 1 o la 2 imposta dai decreti governativi, ma il tempo nuovo segnato da un’esperienza non messa in conto, un imprevisto sulla via delle certezze acquisite, percorrendo la quale avevamo visto cresce la nostra sensazione di forza. Eravamo ai confini, o forse già dentro, il delirio di onnipotenza, quando un virus sconosciuto è venuto a imporci un alt inatteso e spietato. È arrivato a spargere morte e a mettere in forse anche la vita che resta, colpita e conficcata in ogni parte del corpo, dalle lame taglienti di tanti nterrogativi da mortificarla e renderla irriconoscibile.

 Si riapre. Siamo gli stessi. Anche le città, i paesi, ogni singolo quartiere ritornano a essere se stessi, riacquistano suoni e voci, vita e colori. Da soli, neppure i segni del distanziamento sociale riescono a contenere l’emozione che prende tutti davanti a un primo giorno.

Ma non ritorniamo da un’assenza. È stata vita a che quella di questi due mesi. L’esistenza non contempla parentesi di nessun tipo. Pensare di mettere tutto alle spalle, appena varcata questa nuova soglia, sarebbe un errore. Non può essere avvenuta una catarsi nello spazio di due mesi, perché questo è forse più il tempo degli avvisi, dei memo, dei post-it in luogo dei proclami e dei rotoli che cambiano il verso della storia. Nel vivo della società della comunicazione istantanea, intercettato il messaggio, dovremmo forse essere pronti a rispondere a tono. E il messaggio potrebb’essere quello di un cambio di marcia, di un momento di sosta per verificare, se lungo questo caotico e arroventato cammino, in troppi non siano rimasti indietro, attardati rispetto all’implacabile gruppo di testa. Forse il passo corrente non è più tollerabile e bisogna rimettere mano agli standard di partenza: l’uguale, e mai negoziabile, dignità di ogni uomo senza tener conto di condizioni di vita, etnie, religioni. Il primato della persona, l’essere prima dell’avere, la sanità prima degli armamenti, e quindi la pace contro ogni guerra.  C’era bisogno di una sosta, e non solo per riprendere le energie fisiche. Stavamo forse bruciando e non vivendo il nostro tempo.

Eravamo preda di un virus. E un altro virus è venuto a ricordarcelo.

Non dovremmo dimenticarlo, ora che riprendiamo, seppur lentamente, la corsa.

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