La pasqua dà all’uomo un orizzonte nuovo
“Non ci sono più certezze”. È una frase che si ascolta sempre più spesso, forse è una frase simbolo per tempi come questi che definire di transizione è forse poco. Quanto dura una transizione? E quando si potrà mettere tra parentesi, come si usa per i tratti di esistenza, una data d’inizio e una di fine? La sensazione sempre più viva è quella di essere immersi in un tratto di storia alla quale è complicato, e quasi impossibile, mettere un punto e a capo. La globalizzazione sembra essere la sfera intorno alla quale ruotano tutti i cambiamenti del momento. Una sfera tutt’altro che magica, visto che il lato più esposto e più visibile riguarda la leva economica. È sotto la spinta dei mercati che il mondo sembra essere diventato quel piccolo villaggio al quale ha delineato i labili confini la rivoluzione delle nuove tecnologie informatiche. Ai tempi di internet e dei social media, la nuova comunicazione digitale sta cambiando anche la percezione dei tempi. Le notizie volano, non è più un modo dire. I “fatti passano sopra le nostre teste”, rappresenta un’altra realtà della quale tener conto, poiché segnala una sorta di resa che ci estromette dal ruolo di primi recettori, se non proprio di protagonisti, dei veri avvenimenti.
Di fronte a ciò che è in giro, avvertiamo sempre più una sorta di marginalità che sembra spingerci fuori dal centro delle nostre stesse storie. Non si tratta di una virtuosa presa d’atto dei nostri limiti e della nostra finitezza, quanto – piuttosto – di una messa a lato brusca, di un ridimensionamento reso necessario da cause maggiori.
Spingere l’uomo a lato è stata sempre la tentazione delle tirannie di ogni tipo. Guerre, oppressioni, violenze hanno sempre avuto questo denominatore comune: l’uomo messo da parte, la sua dignità violata, i suoi diritti violati. Su terreni come questi si agisce armi alla mano. Ma i modi per sottomettere l’uomo vanno anche oltre. Anche il mercato può essere un’arma, e una globalizzazione a senso unico, poggiata sulle spalle dei deboli, può diventare l’arsenale in cui gli ordigni vengono assemblati.
“Non ci sono più certezze” è oggi la frase di un nuovo smarrimento e di una nuova paura. Nel vocabolario corrente delle nostre inquietudini ha assunto un altro peso e un altro significato rispetto al passato. Molte certezze erano già alle nostre spalle, perché cadute da sole o respinte alla prova di una verità sempre difficile da occultare.
“Non ci sono più certezze” è tuttavia una frase da mettere ora da parte. Ora che l’orizzonte dei Cristiani, ma non solo, è tutto rivolto alla verità definitiva della Pasqua; a ciò che di più certo sostiene la fede e alimenta la speranza dell’umanità. La Resurrezione di Cristo Salvatore ha cambiato per sempre il verso della nostra condizione e della nostra storia. Eravamo persi e smarriti e come in cerca di certezze che non sembravano neppure appartenerci. Poi è cambiato tutto…
Bisogna sempre partire da un rivolgimento, da un qualcosa che cambia tutto e per sempre per addentrarsi il più possibile alle soglie di un mistero che resta tale ma che continua a sconvolgere. La Pasqua non è una ricorrenza di calendario, ma un irrevocabile cambio di condizione nella vita degli uomini. Niente è stato più come prima da quel sepolcro lasciato vuoto. Pasqua è un annuncio di vita in tutti i sensi. È una festa nell’aria, uno stato d’animo, una speranza che si diffonde e contagia. Pasqua è il tempo nuovo entrato una volta per sempre nella vita dell’uomo. È la speranza innata che non ha bisogno di contrapporsi alle miserie correnti, poiché le sovrasta e offre all’umanità una visione e un orizzonte nuovo. È Pasqua dovunque abita in forma stabile la speranza. È Pasqua a Pompei, casa di Maria e dunque tempio di una resurrezione che è vita per sempre, sconfitta e morte della morte.
È la Pasqua che tiene in vita anche le nostre speranze. Non è una ricorrenza di calendario. È la vita che continua a chiamare la vita. Anche in tempi che sembrano bui.
(Rnp n. 2 marzo-aprile 2018)