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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

07/05/2020

Una parola al giorno nel vocabolario della crisi

  • 5/ IL BOLLETTINO, il diario di bordo al tempo del coronavirus

Angelo Scelzo

Più che una parola è quasi un segnale. Bollettino, di per sé sembra un termine innocuo, un po’ vecchiotto tanto da farpensare, in una delle sue non poche varianti, a un foglio di comunicazione artigianale, fatto a mano, e certo un po’ fuori luogo al tempo dei social e di Internet.

Ma forse anche le pagine del vocabolario non sono immuni da qualche forma di virus e può accadere che un termine resti contagiato e finisca, senza riparo, in una lista di proscrizione dalla quale è difficile tirarsi fuori. Bollettino è così diventato sinonimo di tutte le brutte arie che tirano; e tanto più di questa, al tempo di una pandemia che è una tragedia raccontata a parole, ma soprattutto attraverso l’atrocità di numeri, messi l’uno in fila all’altro come un triste e drammatico foglio Excel, in cui tutto è registrato e catalogato: il numero delle vittime, i contagi, i ricoveri… Il Bollettino alla fine offre il quadro di tutto, è insieme l’agenda e l’archivio di una brutta storia che, per essere tale, ha bisogno appunto di un registro, quasi di un atto ufficiale; e con l’intestazione appropriata e in bella vista. Bollettino è un nome che mette le mani avanti e mira subito al sodo: la prosa è asciutta perché il genere non è proprio quello delle buone notizie. E del resto le assonanze sono quelle che sono: bollettino di guerra, bollettino medico, e perfino la variante apparentemente più leggera del bollettino metereologico è diventata, negli ultimi tempi, fonte di molte apprensioni.  Si è sviluppato ormai il ramo dei bollettini di allerta, avvisi di – spesso non grande- garanzia per prepararsi ad affrontare calamità in arrivo.

Il Bollettino di aggiornamento sul coronavirus, che ogni giorno, alle sei della sera – e da qualche tempo in versione bisettimanale- è andato in onda dal quartier generale della Protezione civile, è stato, a suo modo un genere letterario; una sorta di romanzo a puntate la cui trama variava a seconda dei dati e oscillava sulle curve di grafici e tabelle diventate ogni giorno più familiari.

Nel tempo sospeso e irreale del coronavirus è accaduto anche questo: un Bollettino che sbanca l’audience, come una sorta di vecchio travet che si trova addosso i riflettori della ribalta.