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Angelo Scelzo

Il viaggio di Papa francesco negli emirati arabi. Quando la ricerca della pace è davvero senza frontiere.

02/02/2019

Quanti inediti ha segnato finora il pontificato di Francesco? Si fa fatica ormai ad elencarli tutti, ma un Papa nei Paesi degli Emirati Arabi appare ancora, anche dopo che l’incontro è avvenuto, più una visione che una speranza compiuta. Il precedente stavolta riguardava nientemeno che San Francesco per la visita del poverello d’Assisi al sultano Al-Kamil. L’audacia apostolica di papa Bergoglio non ha davvero fine ed è essa stessa un segno di questi tempi che invece, pur con tutti i suoi rivolgimenti, porta avanti conformismo e paura. A dominare è una forma di smarrimento che perdura e toglie lucidità e coraggio in ogni campo. Se il coraggio viene dalla storia lontana, il rischio è che gli effetti si disperdano all’impatto con una realtà tutta diversa. Al viaggio di papa Francesco nel golfo d’Arabia occorre perciò guardare attraverso il cuore della storia e gli occhi di un presente pur impietoso e contraddittorio. Il papa sapeva bene di andare a far visita a un Paese capofila di quella Lega armata che combatte e uccide nello Yemen, la terra per la quale aveva pregato ancor prima di mettersi in viaggio. Portare parole di pace dove esse per prime stridono e talvolta fanno scandalo, non è un compito al quale questo Papa si sottrae. Lui va dove in tutti i luoghi dove la storia non stende tappeti davanti al suoi passi. Non va a raccogliere applausi, ma a impegnare per la pace la sua Chiesa in tutti i campi minati dalla guerra e dall’odio. Va a cercare il filo di dialoghi impossibili. Va a portare speranza anche a chi mostra di non sapere che farsene. Non è questa, roba dell’altro mondo. O materia soltanto di un dialogo tra specialisti di religioni che sembrano e sono lontane tra loro. Nella sua applicazione quotidiana, la dottrina-Francesco, questa sua inesauribile volontà di creare ponti, è paradigma di una più larga ed estesa veduta. Si costruisce così un mondo davvero nuovo. Si superano in questo modo le paure e i timori che frenano anche i singoli Paesi. C’è una forma di identità malata, il sovranismo, che aleggia su molti e anche sul nostro, e che mette in primo piano il volto innaturale della difesa a denti stretti, della priorità delle prerogative e non della persona. È la strada verso l’inaccoglienza e l’innalzamento dei muri in luogo della costruzione di ponti.
Pompei conosce bene dove portano queste strade: innanzitutto lontano da sé, fuori dal perimetro senza fine dove si estende ogni sua forma di carità. Senza carità Pompei non avrebbe più senso, e non avrebbe più vita. È in questo senso che la città di Maria è un’opera che oggi parla anche per il pontificato di Francesco; lo sostiene fin o a renderlo un braccio naturale dei suoi sforzi di pace e della naturale vocazione alla concordia che è di tutta la Chiesa. Un pontificato infaticabile. Erano ancora negli occhi e nel cuore di tutti i giorni di Panama, dove Francesco aveva celebrato insieme a una moltitudine di giovani il loro appuntamento convocato, per la prima volta, dal genio pastorale di San Giovanni Paolo II. «Voi siete l’adesso di Dio», ha detto al popolo delle “sentinelle del mattino” un papa che non sa contare i suoi anni, se non in termini di coraggio e di donazione. Non ha detto: siete il futuro, poiché le cerimonie di consegna da una generazione all’altra sono quasi azzerate dall’urgenza delle nuove responsabilità. I giovani non possono restare in panchina, in attesa di diventare titolari di un mondo al quale rischiano di non poter mettere mano. È un papa che riesce a non contare i suoi anni a farsi non sociologo, ma profeta di saggezza, guida illuminata di un tempo di transizione così difficile e complicato.
Da Pompei quest’attitudine si vede forse meglio che altrove. Nella città di Maria, la storia è riuscita, in qualche modo a non contare i suoi anni, a imprimere su di essa il segno di una transizione senza tempo tra antico e nuovo. Questa grandezza delle due Pompei continua ad essere sotto i nostri occhi, ma continua anche a passare talvolta inosservata. In modo misterioso è un Papa dal cuore mariano a farci vivere più intensamente i momenti che a noi stessi appartengono. Sono i doni di un pontificato straordinario.

(Rnp n. 1 gennaio-febbraio 2019)