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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

28/06/2020

Una parola al giorno nel vocabolario della crisi

  • 33/ LA RIMA BUCCALESe il grottesco fa scuola anche a scuola

Angelo Scelzo

Non c’è tragedia che tenga, del grottesco non sappiamo proprio fare a meno. È più forte di noi. Ma la vetta della “rima buccale” appare tuttavia irraggiungibile. È una locuzione, diciamo così, che riguarda la scuola e ciò non fa che rendere più inquietante questo rimando a un linguaggio goffamente pretenzioso e in realtà non contemplarlo neppure tra i brogliacci del burocratese più stretto. Rima buccale, è stato spiegato, sta per distanza calcolata da bocca a bocca, nelle operazioni di distanziamento che si preparano per l’avvio del nuovo anno scolastico.  Si tratta di guadagnare spazio e anche i centimetri in più tra un banco e l’altro, possono venire in aiuto per il rispetto della regola di un metro. Naturalmente la rima buccale ha sbaragliato il campo, prendendo su di se’ ogni attenzione, inevitabilmente sviandola dal tema centrale della scuola che solo in extremis, a sua volta, è riuscito a imporsi come un aspetto non secondario della ripresa post-disastro del coronavirus.

Trascurata e tenuta in disparte, come un argomento ingombrante e basta, durante i giorni più acuti dell’emergenza – dove e a chi lasciare i bambini? – intorno alla scuola è nata una mobilitazione spontanea che ha avuto il merito di riportare in primo piano l’insostituibile valore, educativo e non solo, di un organismo- cardine per il futuro del Paese. È parso anzi che la centralità dell’istruzione sia riuscita ad imporsi, facendo leva semplicemente sul valore finalmente riconosciuto delle proprie forze, come il tema dominante del dopo- pandemia. L’ondata di critiche e di rilievi mossi all’incerta gestione ministeriale, si è spinta ben al di là degli schieramenti e delle polemiche di partito. Mai come in questa occasione ha preso forma (e sostanza) una presa di coscienza collettiva, dalla quale è emerso, con assoluta convinzione, che il buon funzionamento della scuola è davvero un affare che riguarda tutti. Sotto l’onda di un rinnovato interesse, al mondo dell’istruzione sono stati assegnati anche fondi suppletivi per il completamento del personale insegnante e tecnico-amministrativo, e per gli oneri derivanti dall’adeguamento delle strutture, in gran parte precarie, alle nuove norme contro la pandemia.

Seppure tardiva, la mobilitazione intorno ai problemi della scuola è orami in atto, e rappresenta, anzi, il capitolo più interessante di questa fase 3 ancora tutta da decifrare. Non che tutto, ora, sia già chiaro: esiste una data – il 14 settembre – per la riapertura, ma naturalmente esistono già le eccezioni, prima fra tutte quella della Campania. Le stesse modalità del rientro sono ancora in fase di discussione. Non si parla più, per fortuna, di ipotesi come quella dei divisori in plexiglas per assicurare il distanziamento tra gli studenti. Quanto a fantasia e inventiva, la scuola ha davvero fatto… scuola proponendo soluzioni strampalate o addirittura bislacche. È toccato sentirne di tutti i colori, e la rima buccale è apparsa alla fine come la classica ciliegina su una torta venuta male.  La speranza è che sia l’ultima delle tante rime stonate con le quali la scuola si è trovata a fare i conti. Non solo al tempo del coronavirus