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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

08/06/2020

Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

  • 29/ FASE 3 – Il grande cantiere aperto sul mondo che verrà
  • Angelo Scelzo

Il cambio di scena non poteva passare inosservato: sul fronte della stretta attualità i virologi sono quasi una razza in via di estinzione. Poche e sporadiche apparizioni, un commento e via, in luogo di microfoni prima dati in appalto e di telecamere perennemente puntate addosso. L’aria, “mascherina” o no, è cambiata. L’emergenza, si spera, pure. O almeno si è spostata su un altro versante, quello dell’economia. Dal disastro sanitario a quello finanziario, una via breve- nel senso dell’origine comune- ma tortuosa assai, senza neppure la risolutiva speranza di un vaccino che alla fine sistemi le cose.  Dunque, economisti in cattedra, mentre, sullo sfondo, altre schiere di scienziati del pensiero, delle arti e delle professioni – filosofi, sociologi, architetti, urbanisti, psicologi, esperti finanziari – sono sul punto di scendere in campo per prendere, a loro volta, la guida di un mondo e di una società da ricostruire e rimodellare dopo i guasti della pandemia.

È come un grande cantiere aperto. L’immagine più evocata è quella della rinascita dopo l’ultima guerra. Le macerie non ingombrano in solido il cammino ma seppure materialmente invisibili sono presenti eccome, e perfino più rovinose di quelle prodotte da edifici e pietre cadute. La pandemia ha colpito ancor più forte dentro, si è insinuata in ogni piega della nostra esistenza. Ha preteso di cambiarci, di disporre di noi e di rimodellarci a suo uso e consumo. È venuta a porre, nel momento forse peggiore, trovandoci impreparati e smarriti, una questione davvero più grande di noi, e nella quale anche ai virologi spetta una parte limitata.

Ecco allora profilarsi, con il lento ritorno a una pseudo- normalità tutto un altro tempo e lo scenario nuovo di un “dopo” forse ancora acerbo, ma con il quale cominciare a confrontarsi.

Così come è largamente accaduto per i virologi, anche in altri campi si assiste a divaricazioni di pensiero e di analisi che vanno ben oltre i limiti di un pur serrato dibattito. Anzi aumentando i campi di interesse lievitano anche le distanze tra l’una e l’altra tesi, tra un modello e l’altro, e si fanno strada visioni differenti e contrapposte. Un tema si staglia su tutti, la globalizzazione. Il coronavirus è stato presentato come un suo peculiare “prodotto”. Ma già si sono levate autorevoli voci, come per esempio quella di …… per avvertire che proprio questa pandemia, della globalizzazione ha invece firmato il certificato di morte.  “Nulla sarà come prima”, per quanto somigli fin troppo a una formula abusata, potrebbe stavolta rivelarsi l’espressione adeguata ai tempi.

La rincorsa verso la normalità, dopo la quarantena e le diverse fasi di allentamento, continua ad avere un passo incerto e timoroso. È come se avessimo smarrito, tutt’a un tratto la direzione di marcia. O forse già non l’avevamo così chiara, e il coronavirus non si è fatto scrupolo di complicarci il cammino. Davvero la pandemia non ha fatto sconti in nessun comparto. Ripartire col piede giusto sarà certo più impegnativo. Ma forse anche più stimolante.