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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

07/06/2020

Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

  • 28/ PRENOTARE -Il verbo dell’era della pandemia

Angelo Scelzo

Mettere mano sul futuro: non è forse questo, alla fine, il senso di prenotare, il verbo forse più usato in questi tempi di pandemia? La complessa architettura resa necessaria dal distanziamento sociale ha dilatato all’inverosimile una delle pratiche già più diffuse della società a conduzione tecnologica e ormai a vocazione digitale. Prenotare voli, alberghi, vacanze, oltre a una serie di servizi – non tanti- della pubblica amministrazione faceva parte, fino a qualche mese fa, di un pacchetto quasi di avanguardia e diventato perciò di uso comune. Niente a che vedere con quel che è venuto dopo, sulla scia degli sconquassi e dei rivolgimenti causati dal coronavirus.

Prenotare, più che un verbo si è trasformato in un’irrinunciabile premessa di tutto il fare e il daffare    tra una fase e l’altra della dittatura progressivamente allentata della pandemia.

Siamo ormai in estate e a nessuno sarebbe mai venuto in mente di dover prenotare non la sdraio o l’ombrellone, ma la superficie, il quadrato di spiaggia e il tempo utilizzazione dello spazio riservato. E sarà difficile, senza l’apposito ticket, o una delle tante App create alla bisogna, accedere al parcheggio o mettersi in fila per la doccia. Ancora non è chiaro se sarà necessario prenotare, per rispettare la distanza, anche il proprio corso d’acqua di mare.  Questo per gli stabilimenti. Saranno “libere” solo per definizione tutte le altre spiagge, soggette allo stesso modo a una regolamentazione dominata anch’essa dal mantra della prenotazione. D’altra parte, non è così anche sulla terraferma? Si prenota (stavolta con obbligo) al ristorante; si prenota per il barbiere e il parrucchiere, si telefona per farsi riservare un tavolino al bar e, quando si può, si annuncia la visita a qualche negozio di fiducia. Anche lo shopping, in tempo di pandemia, ha le sue regole. Impensabile new entry, occorre preannunciare la propria presenza anche in chiesa, almeno nelle celebrazioni domenicali.

Al tirar delle somme siamo chiamati a rendere conto in senso preventivo di ogni nostra azione e spesso di ogni nostro passo. È una condizione non totalmente nuova ma certamente esasperata a testimonianza di uno stato di necessità e di emergenza spalmato nell’intero arco della nostra vita quotidiana.

Durante i giorni del lockdown abbiano imparato a prenotare anche un “oggetto” diventato, giustamente protagonista di questi giorni, il libro. Ritenuti beni non essenziali, i volumi erano rimasti bloccati dalla serrata delle librerie.  Non a tutti andava bene l’equivalente dell’e- book, e in questo caso il ricorso alla prenotazione è stato un provvidenziale atto della fantasia al potere.

Per qualche tempo, In molte case, i libri sono stati consegnati alla porta come la spesa ordinata al supermercato.

Prenotare- è questa la sostanza, si può ma ora, più altro, si deve. È il nuovo must di una società che, seppur già proiettata per conto suo verso il futuro, non ha potuto evitare la grande sterzata impressa dal coronavirus. Il futuro non è più soltanto prossimo. La pandemia ha accorciato il respiro anche al verbo. Più che prossimo è diventato immediato. Forse occorrerà prenotare anche quello.

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