TRENTARIGHE
Una parola al giorno dal vocabolario della crisi
- 27/ IL VIRUS CHE RESISTE – Una presenza sanitaria ( ma non solo)
Angelo Scelzo
SI è sentita già troppe volte e con troppa insistenza la faccenda della pandemia come occasione (seppur non provvidenziale: ci mancherebbe) per volgere al positivo qualcosa che proprio non va. Primo campo d’intervento naturalmente, la sanità messa a dura prova dal coronavirus e dunque finita sotto i riflettori come mai nel passato. Abbiamo imparato sul campo, e sotto la sferza delle cifre che ogni giorno davano conto del dramma, a cogliere più a fondo le differenze tra strutture di eccellenza, e unità più diffuse sul territorio. L’intero sistema sanitario si trova oggi, con la pandemia che ancora non si è arresa, sotto discussione. Sulla base della terribile esperienza si cercano nuovi e più validi indirizzi per il futuro.
E un futuro prossimo, poiché l’ipotesi di una seconda ondata, con il ritorno delle stagioni fredde, è data come molto probabile dagli stessi virologi. Ma dal suo rovescio della medaglia, il coronavirus continua a segnalare altri importanti campi di intervento, in qualche modo caduti sotto una sua speciale tutela. Indirettamente il virus sta ponendo il marchio su alcune innovazioni che, dall’emergenza del momento, hanno preso il verso di un’ordinarietà dalla quale appare difficile tornare indietro. L’esempio più lampante riguarda il ricorso allo smart- working, “applicato” come rimedio del momento, ma via via consolidatosi come forma ormai stabile di lavoro. Così gli incontri di studio o di lavoro e, soprattutto, la convegnistica passata ormai quasi completamente armi e bagagli sul fronte digitale.
Ma il comparto più importante interessato al nuovo corso instaurato sotto la spinta della pandemia è la scuola. L’offensiva del coronavirus l’ha colta in un momento veramente difficile, tra riforme mancate, assetti didattici e problemi legati alla messa in ruolo, oltre che alla qualificazione, degli insegnanti. Dopo le complicate soluzioni per la conclusione dell’anno in corso e soprattutto per l’effettuazione delle sedute di esame, si punta, per settembre a una ripresa delle lezioni, possibilmente “in presenza “a cominciare dalle elementari e dalle medie. Nella riunione con i sindacati, la ministra Azzolina ha avanzato la possibilità di installare in classe divisori in plexiglas, e dotare alunni e studenti di visiere in luogo delle “mascherine”. Sembra difficile che un allestimento di tal genere possa avere successo. Ma su un altro fronte, anche nella scuola, è ritornata a farsi viva la formula dell’emergenza trasformata in opportunità. Si è pensato infatti di utilizzare per le lezioni, spazi all’aperto, aule di biblioteche, musei, teatri. A questo stato di necessità è stato affiancato il valore aggiunto del contatto più diretto della scuola con le realtà sociali. Una scuola per così dire in uscita, più vicina e attenta alle realtà che la circondano.
In un modo o nell’altro, dopo aver colpito duro, la pandemia cerca sempre di più di entrare nel vivo e condizionare anche i nostri modelli di vita. Troveremo forse il vaccino per stroncarlo per via sanitaria. Ma lascerà ’ comunque tracce di ogni tipo.