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Angelo Scelzo

TRENTARIGHE

03/06/2020

Una parola al giorno dal vocabolario della crisi

  • 25/ CODOGNO – La visita e l’omaggio del presidente galantuomo

Il 2 giugno Festa della Repubblica, oggi, 3, festa dalla riapertura, del ritorno (quasi ) normale alla vita. Già dalla vigilia si è respirata un’aria nuova, l’emozione di una ripresa finalmente piena, dopo le fasi a intermittenza che ci hanno liberato, a tappe, dal completo lockdown.

Tra l’una e l’altra giornata, l’una significativa davanti alla storia, l’altro impensabile capitolo di una vicenda che travalica, e di molto, la cronaca, si è stagliata, netta, la figura di un protagonista, Sergio Mattarella, il presidente galantuomo di una repubblica che nei momenti forti e di crisi riesce a esprimere il meglio di sé.

Recandosi in visita a Codogno, il piccolo centro simbolo della pandemia, Mattarella ha legato con l’eloquenza dei gesti forti il ricordo di una data costitutiva con una realtà in atto già tutta progettata a un tempo nuovo di tutto il Paese.

L’Italia che per ripartire e trovare le energie giuste per farlo ritorna nel luogo dove tutto ha avuto inizio, poteva sembrare uno dei tanti espedienti tra ipocrisia e opportunismo messi in pedi – come tanti altri, da una pseudo- politica che al tempo, del coronavirus non ha certo smesso di fare il suo mestiere. Anzi. Ma a Codogno è andato Mattarella, e con lui non s’è vista altro che l’Italia pulita, il Paese degli eroi che non vogliono essere chiamati tali, un popolo che anche nei momenti peggiori non mette da parte speranza e coraggio. Proprio questo il presidente è andato a dire nella piccola “capitale” della pandemia:” È questa l’Italia del coraggio, e occorre allora ricominciare da qui”. In questo senso Mattarella si sta rivelando sempre più come il rappresentante e l’espressione di un’altra Italia che, miracolosamente riesce a tradurre la formula dell’unità morale del Paese, in un dato di fatto che crea stupore. L’accoglienza nel paese più colpito dalla pandemia è stata il felice segno, in tempi così difficili, che le istituzioni non sono (sempre) entità astratte e lontane, o addirittura avverse alla gente comune. Tutto dipende da chi li rappresenta. Non c’era bisogno di conferme, ma in questa Festa della Repubblica vissuta in modo così straordinario, dall’altare della patria a Codogno, Mattarella ha reso un ulteriore grande servizio a un Paese ancora smarrito e disorientato.  È di grande aiuto per tutti, e anche per una classe politica che stenta a trovare il passo giusto, la presenza ai vertici dello Stato di un autentico servitore delle istituzioni.  Anche l’Italia del dopo- pandemia sa da dove e da chi ripartire.