TRENTARIGHE
Una parola al giorno nel vocabolario della crisi

- 24/ 3 GIUGNO– Primo giorno nel calendario della vita nuova
Angelo Scelzo
È la vigilia di un’altra data- chiave al tempo della pandemia: domani, 3 giugno, 24 ore dopo la Festa della Repubblica, sventolerà, spiegata quasi tutta intera, la bandiera della ritrovata libertà. In termini più correnti si parla anche di un “liberi tutti” che suona però male alle orecchie dei virologi e di qualche governatore delle diverse galassie regionali sparse per il Paese.
Il formale atto liberatorio sarà dato dall’abbandono dell’autocertificazione, una pratica diventata famosa anche per le sue svariate edizioni, tanto che non è escluso che dalla raccolta possa venir fuori un’opera omnia. Si potrà viaggiare liberamente sull’intero territorio nazionale, intorno al quale la pandemia aveva creato confini tutt’altro che virtuali, sbarrando il transito con il filo spinato di contagi diffusi in senso trasversale. Misure ancora più drastiche avevano quasi sigillato, con le zone rosse, porzioni di territorio in cui il coronavirus sembrava inarrestabile. Per molti motivi, si tratta di una vigilia che non somiglia a nessun’altra: non è il timido e parziale ritorno della fase
2 – niente più di una prova generale – ma la ri- presa di una vita lasciata largamente in sospeso. Restano la mascherina e il dogma del distanziamento sociale, due restrizioni non da poco, sufficienti da sole a condizionare fortemente la normale agibilità quotidiana. Ma nessuna di esse riesce ad alzare più di tanto l’asticella degli ostacoli. Si spiana, per una corsa che appare finalmente libera, tutta l’altra terra intorno. È possibile re-incontrarsi e, stavolta, pur senza abbracciarsi, non sarà necessario stare a pensare a chi si ha di fronte, un parente fino al sesto grado o un amico, classificato o no nel dpcm, il decreto della presidenza del Consiglio, ogni volta annunciato e recitato come una liturgia dal premier Conte. Vivere di dpcm è stata dura, e ascoltare il controcanto delle regioni, aperturiste, possibiliste, intransigenti a seconda delle latitudini e delle circostanze, non è stato un bel sentire. Qualche residuo di questo coro a più voci resisterà anche in questa fase più avanzata, ma, è certo, non farà da freno all’emozione di una riapertura che segna di fatto un “nuovo inizio”.
Quasi in contemporanea, e dopo un rodaggio piuttosto complicato, è scesa finalmente in campo anche la App immuni. Per ora solo un segno in più nell’assemblaggio di dispositivi in grado di mettere alla porta il coronavirus. Secondo un clinico di fama, il Covid ha già tolto le tende, ma le sue affermazioni, com’era facile prevedere, hanno suscitato reazioni piuttosto risentite da parte non solo del Comitato scientifico nominato dal governo, ma anche della maggioranza dei virologi impegnati sul campo. Niente di nuovo sotto il sole- che peraltro pare sia un nemico del virus. Più volte, anche durante l’infuriare della crisi, il Covid 19 è apparso più che altro un’opinione. Si è passati dal “poco più di un raffreddore” a una pandemia capace di cambiare il corso della storia.
Appare plausibile che, pur al cospetto di un fatto di scienza, la verità possa stare, come sempre, ragionevolmente nel mezzo. Ma si tratta di discorsi del dopo. Il presente è qui e ora, domani; il nuovo giorno di una nuova alba che viene a squarciare, seppure in forza dell’ennesimo dpcm, il buio del tempo della pandemia.