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SE IL SINDACO DI NAPOLI SCAMBIA UN’OMELIA PER UN’INVETTIVA POLITICA

Una scomposta reazione alle obiezioni di Sepe sull’istituzione di un <parco dell’amore>

Angelo Scelzo

Peggio di una proposta come quella dell’istituzione di un “parco dell’amore” da adibire (testuale) “ in uno spazio cittadino lontano da abitazioni e uffici per chi ha scelto di prostituirsi”, poteva esserci solo una reazione  scomposta alle obiezioni venute da ogni parte. C’è stata. e il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris era una sorta di garanzia in tal senso. Ma il primo cittadino partenopeo è riuscito ad andare oltre e nei confronti del cardinale Sepe, che ha pastoralmente preso le distanze dall’iniziativa, non ha esitato a mettere in campo ciò che mancava per inquadrare al meglio la sua stessa sortita di piena estate: una dose di volgarità davvero fuori luogo e misura, accostando il problema “case chiuse” a una vicenda giudiziaria (un semplice avviso di garanzia di cui si è persa traccia) dell’allora Prefetto di Propaganda Fide. “Avvenire” ha già eloquentemente espresso la propria opinione, con un corsivo in cui ha parlato di un doppio autogol dell’ex magistrato.  Ci sarebbe poco da aggiungere, senonché la partita riguarda Napoli dove il risultato non è mai scontato, soprattutto se a scendere in campo sono giocatori che pensano più a se stessi che alla squadra. I solisti a Napoli non sono mai mancati, e qualcuno, visto anche il diverso livello dei personaggi, è arrivato a parlare di un suo “vizio capitale”. In realtà è accaduto troppo spesso che la città si sia prestata a diventare lo specchio deformato dei protagonismi che di volta in volta si sono susseguiti.  

A un sindaco, nella drammatica situazione di Napoli, un ruolo da protagonista spetta per diritto, anzi quasi per investitura naturale. È come indossare la fascia tricolore. Non avrebbe di per sé bisogno di rincorrere argomenti a buon mercato, quelli per i quali più della soluzione sembra importante un “ritorno d’immagine” – non importa di quale segno – o quantomeno l’apertura di un dibattito, meglio se in pieno agosto e con mezzi di comunicazione considerati più ospitali. Tra le tante opzioni che affollano il disastrato panorama di Napoli, De Magistris ha quindi tirato fuori un asso nella manica di sicuro e vasto impatto: un “parco dell’amore” attrezzato di tutto punto, sorvegliato, anzi protetto, dalle forze dell’ordine, all’interno del quale può esercitarsi la prostituzione, ma non solo, visto che a Napoli mancano anche spazi dove i giovani possono appartarsi senza pericoli.

Come motivazione a sostegno, la solita paccottiglia di argomenti – in primis la garanzia di sicurezza e controllo sanitario – che mortifica più che portare in superficie – drammi veri come lo sfruttamento di giovani spesso indifese e ridotte in schiavitù, la morsa della malavita organizzata, il commercio del corpo. ‘

Affrontare problemi di questa natura dal “recinto” di un’area protetta significa accorciarsi subito e senza appello orizzonti che indicano ben altro: innanzitutto la dignità della persona, ma anche la messa al bando di ogni serio progetto educativo che non parta dalla rassegnazione e da forme di rese incondizionate. Anche a Napoli, nel territorio che il sindaco dovrebbe conoscere più di ogni altro, esistono alternative valide e semmai da incoraggiare. Con la sua uscita, De Magistris ha mostrato di conoscere poco anche il tessuto di solidarietà e di assistenza che la Chiesa di Napoli, anche in questo campo, ha messo in atto. C’è tuttavia tempo per recuperare e per riportare il problema verso ambiti meno – come dire? – ferragostani.

C’è, tuttavia, un altro dato che dopo l’intervento di De Magistris occorre considerare con attenzione: proprio a Napoli, capitale dei protagonismi, si vorrebbe evitare che la vicenda fosse valutata come una sorta di personale contrapposizione tra sindaco e cardinale. Si è parlato di “strappo”, ma la natura del problema chiama in causa valori o quantomeno concezioni di vita che segnano campi ben delimitati. Ciò non esclude nessuna forma di dialogo o di collaborazione, ma la distinzione dei ruoli è un elemento da tenere sempre presente. E parlare di un’omelia, peraltro pacata e misurata nei toni, come di un’”invettiva politica” aiuta davvero poco. Ma agosto passerà.

Angelo Scelzo

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