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qui si riscriverà la “Laudato si'”

Se la rotta del pontificato di Francesco si dirige sempre più verso Napoli e il suo territorio, non c’è solo una ragione: ne esistono molte e l’annunciata visita del 24 maggio ad Acerra le spiega più di tutte, e in maniera complessiva. I viaggi di papa Bergoglio, almeno i più importanti, sono a tema. Questo ritorno in Campania – a distanza di meno di un anno dalla visita alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale, sezione di San Luigi, a Posillipo – fa venire in mente il suo primo in assoluto, a Lampedusa, davanti al mare arrossato di sangue della grande tragedia delle migrazioni. Agli occhi di Francesco Acerra è la Lampedusa della terraferma, l’altro simbolo, drammatico e reale, di quella devastazione dell’ambiente –e della necessità di porvi rimedio – che è l’altro cardine di un magistero che sempre più prende la forma di un ininterrotto pellegrinaggio nei luoghi dove l’uomo e la natura soffrono insieme. Su quale altro territorio, se non su quello della “Terra dei fuochi”, oltre mille chilometri quadrati poco meno di sessanta comuni divisi tra le province di Napoli e Caserta – il papa avrebbe potuto non rievocare, ma “riscrivere” dal vivo, a cinque anni dalla pubblicazione, la “Laudato si’”, la sua enciclica sull’ambiente, diventato documento-guida non solo ambito ecclesiale?

In realtà proprio dalla “ Terra di fuochi”, e dalla crudezza sempre più insopportabile delle sue cifre, dei morti – spesso bambini – delle malattie, delle umilianti condizioni di vita, aveva preso “inchiostro” vivo, un atto di magistero che testimonia la volontà, da parte di questo pontificato, di “sporcarsi” mani e cuore, senza mai indietreggiare di fronte alle emergenze del momento. Sarà la terza volta di Papa Francesco nel territorio napoletano, ed è facile avvertire anche il crescendo di questo interesse e di una forma di vera e propria predilezione. Francesco sa vedere, e talvolta scoprire, i luoghi dove il suo pontificato è, di fatto un appello invocato, in qualche caso l’ultima risorsa in termini di speranza. Il grido della “Terra dei fuochi” in realtà lo aveva ascoltato già più volte e, mai nelle diverse occasioni, lo ha lasciato cadere. Come avrebbe potuto? Qui più che altrove il territorio maltrattato è sinonimo di umanità maltratta, e di tutti i mali, corruzione, malaffare, illegalità diffusa. Più volte ha anche incontrato delegazioni e ha sentito racconti amari e raccapriccianti. Ma ognuna di questa voci lo ha spinto sempre più a prendere poi la via dell’incontro diretto, della testimonianza dal vivo. Perché soprattutto su Napoli a Papa Bergoglio non basta il racconto. Napoli, insieme al suo territorio, come dimostra questo ritorno, è diventata l’epicentro della sua “Chiesa in uscita”, la grande capitale dalla quale, e non è un paradosso, si vede meglio la “periferia” che lui ha posto al centro del pontificato. Questa visita è in tutti i sensi anche una visita a tutta la grande realtà di Napoli.

In questo senso c’è un legame forte anche con la visita di circa un anno fa a Posillipo, dove il Papa arrivò a concludere il convegno sul rinnovamento teologico nel contesto del Mediterraneo.

In quel versante Napoli è oggi epicentro di una svolta che continua a farsi sentire e che testimonia come l’approfondimento teologico, al contatto con le situazioni di vita vissuta, prenda nuova vita e vigore. Non a caso, sempre nel Mezzogiorno d’Italia, a Bari, proprio domenica 23, Papa Bergoglio presiederà un summit internazionale sul Mediterraneo come frontiera di pace convocato dalla Chiesa italiana.

Anche il Mediterraneo, come ha mostrato la presenza di un anno fa a Posillipo, da Napoli si vede meglio. Di qui è nata anche la rotta di Bari e, tenendo conto della comune area geografica, è agevole vedere come da Napoli si continui a tessere il filo forse più robusto di tutto il pontificato di Bergoglio.

È fin troppo evidente come questo protagonismo di Napoli investa, di fatto la città e l’intero territorio, di una responsabilità forte, anche se non del tutto avvertita, o perlomeno non a tutti i livelli. La visita alla “Terra dei fuochi”, con tutto il carico di suggestioni ed emozioni forti, può essere una grande occasione. Forse l’ultima, se sullo sfondo, com’è naturale, si pongono insieme la speranza è il futuro del territorio.

Angelo Scelzo

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