Di Angelo Scelzo
Viene da lontano questo ritorno del Papa a Napoli. Ma più di ogni altro parla di futuro, la chiesa e il mondo che saranno, alla luce di quella che proprio Francesco, ha definito non un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca. Di fronte a ciò che avviene sotto i suoi occhi, alla chiesa oggi non è chiesto semplicemente di prendere posizione o di schierarsi. Ha necessità di rendere ragione della sua scelta per l’uomo, per la sua dignità, per i diritti che continuano a consumarsi nelle mani degli indifesi e degli emarginati. Anche il mondo del disagio cambia volto e non è difficile vedere come i tratti più comuni rimandino oggi l’immagine di profughi e rifugiati; dei senza terra e senza patria per i quali soprattutto la Chiesa di Francesco non si stanca di contrapporre il dovere dell’ospitalità e dell’accoglienza.
Sul piano della comunicazione, questa scelta di campo non potrebb’essere più chiara e definitiva; e la prassi pastorale – ossia i continui richiami del magistero a tutti i livelli -non fa che confermare e rafforzare una così chiara attitudine. E tuttavia anche per la Chiesa c’è un grande salto da compiere, quello di affiancare al ‘braccio’ della pastorale, la ‘ mente’ della teologia, facendo così interagire e rendere più efficaci i diversi livelli del sapere umano e dell’impegno ecclesiale.
Papa Francesco che interviene al convegno della Facoltà Teologica San Luigi, e’ innanzitutto il Papa che sceglie Napoli per affermare che la sua stessa “chiesa in uscita” ha senso se entra ( o rientra) dapprima – a prendere forza e ragione- nei luoghi in cui il sapere riesce a “dilatare la ragione” fino a ritrovare le radici della verità. Questa sua visita è prima di tutto uno straordinario omaggio a Napoli, alla sua storia, alla sua ecclesialita’. Alla Facoltà dei gesuiti napoletani, Papa Francesco riconosce il ruolo e la dignità di poter essere a capo, o quanto meno parte di “una coraggiosa rivoluzione culturale “alla luce del Vangelo. Nella società secolarizzata anche le modalità dell’annuncio sono totalmente cambiate; e non da oggi, la Chiesa – soprattutto dal Concilio in poi – ha preso ad elaborare una teologia adeguata ai tempi e ai linguaggi nuovi. La spiccata attitudine pastorale aveva fatto pensare a Francesco come a un Papa poco preoccupato del versante teologico. Papa Bergoglio ha fatto presto ad allontanare anche questa sensazione, accentuando, anzi, la necessità di un superamento del divorzio tra teologia e pastorale, come quello tra fede e vita. Se oggi si parla di “teologia dell’accoglienza” significa che passi avanti sono stati compiuti, e che l’elaborazione teorica e dottrinale è andata avanti.
Sono proprio questo i temi al centro dalla “Veritatis gaudium” , la costituzione apostolica dal quale il convegno di Napoli trae origine e che ha segnato una svolta importante nella vita di tutti gli istituti e delle Facoltà ecclesiastiche. Disciplina di studio, accanto a quelle più accademiche e tradizionali, sono diventate le grandi sfide di un mondo che con la globalizzazione ha soltanto diversificato, e in molti casi reso più drammatico, il cumulo e l’ordine dei problemi. In questo senso la Facoltà teologica meridionale non ha avuto difficoltà a misurarsi con il nuovo. Dalle sue aule di studio, lungo tutta la sua storia, non è uscita solo la classe dirigente del clero e spesso dell’episcopato meridionale, ma il segno di una formazione che ha inciso a fondo anche sul piano culturale e sociale. La scelta di Papa Francesco porta in superficie, se non alla ribalta, proprio il lavoro intenso e spesso oscuro di un organismo di formazione tra i più antichi e prestigiosi della città. E’ un fatto che negli ultimi anni nelle aule della sezione San Luigi si sono alternati non solo studiosi, ma anche esponenti o esperti del mondo arabo, soprattutto musulmano, e di Israele. Il grande tema delle migrazioni e’ da tempo al centro di riflessioni e di studi, con testimonianze di primo piano che hanno consentito, per esempio di sentire come proprio, quel “grand passo” che Francesco ha compiuto nel recente pellegrinaggio negli Emirati Arabi Uniti. Il filo più diretto di questo ritorno a Napoli va anzi cercato proprio nello straordinario incontro di Abu Dhabi, dove il Papa ha firmato con il Grand Imam di Al – Azhar, Ahmad Al- Tayyeb, il documento sulla “fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” . Più che un documento (firmato “a nome dei poveri, dei miseri, degli esiliati, oltre che delle vittime delle guerre, delle persecuzioni, e delle ingiustizie”) un audace balzo avanti non solo sul piano del dialogo Interreligioso, ma su quello ben più ampio del rispetto e della comprensione tra popoli e culture.
C’è oggi davanti alla chiesa lo schermo, mai così vasto, di un confronto con un mondo nuovo e nel quale anche gli echi del Vangelo sono diventati più labili. Non si tratta, per la Chiesa di andare alla riconquista, ma di non farsi estranea, poiché ciò significherebbe- nella visione non solo di Francesco- voltare le spalle all’uomo.
Ma per ripartire, la sua “chiesa in uscita” non può che scegliere di aprire, oltre le porte delle chiese, anche quelle del sapere. Napoli è un questo senso un grande investimento. Qui esistono già tracce importanti di tale cammino. Forse la più importante porta, come ha sottolineato il cardinale Sepe, alla visita di Papa Benedetto in occasione dell’incontro con i capi di tutte le religioni, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Da Napoli il Mediterraneo si vede meglio che altrove. E’ casa comune, e’ davvero mare nostrum, e spazio, anzi, bacino aperto di un dialogo che, per portare frutti, ha bisogno di toni alti e di prendere tutto per se’ quello spazio enorme che nasce dall’incontro di valori non solo spirituali ma umani e sociali comuni.
Napoli ha più la vocazione che, forse, i mezzi, per diventare protagonista di questi processi. Ma quella di Francesco è una mano tesa anche in questo senso. È un ritorno, ma soprattutto una grande occasione.
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