ANGELO SCELZO I drammi della vita sono altri, ma ad Europei di calcio appena conclusi, è difficile non restare impressionati dal poderoso spiegamento di forze che la Fifa si appresta a mettere (letteralmente) in campo nei pressi della linea di porta dove, com’è noto, continuano ad annidarsi fantasmi del passato, sotto forma di gol o quasi gol, quesiti intorno ai quali anche la disputa sul bosone di Higgs finisce con l’essere poca cosa. Dunque: complice forse il salvataggio- tarocco ( ma non per l’arbitro) dell’inglese John Terry ai danni dell’Ucraina, ecco l’arrivo, dal fronte informatico, di « occhio di falco» e dei sensori di porta con microchip inserito nel pallone, senza che tuttavia i due giudici di linea vengano sollevati da un incarico che, con fatica, si erano guadagnati – nessuno più di loro – sul campo. Tra uomini e mezzi, considerata la modesta estensione della superficie, non esiste al mondo un’area (di rigore o no), o anche una striscia di terra più massicciamente presidiata. Con due giudici di linea in più, che fanno somma con la terna arbitrale e il quarto uomo, se uno conta anche le panchine lunghe schierate ai bordi del campo e il corredo di cameramen e cronisti autorizzati per i diritti di ripresa, può forse accadere che sia talvolta più affollato il bordo campo che non gli spalti. Ma stupirsi serve a poco se si tien conto della disputa ideologica che tutta la vicenda si porta alle spalle: innovatori da una parte – quelli che senza la moviola il calcio è roba da preistoria – nostalgici dall’altra, per i quali il fattore umano resta importante almeno quanto il fattore campo. Un pallone al di là o al di qua della linea bianca, si sa bene, è una faccenda che può riguardare la storia di popoli e nazioni; ed è impensabile – si ritiene – affidarsi ciecamente alle incerte diottrie di arbitri e segnalinee i quali, in fondo, sono solo uomini e come tali, possono anche sbagliare (e spesso lo fanno). Campo libero, quindi, al progresso che sotto varie forme è già riuscito a cambiare i connotati a un calcio sempre più in bilico tra l’originaria natura sportiva e la sua pressoché completa deriva a spettacolo. Uno spettacolo certo avvincente, proprio come un varietà, con scenografie suggestive e ricche di lustrini. Ed è sempre più un calcio che dà i numeri; e non solo per le cifre d’ingaggio che sono uno schiaffo a ogni spread con la vita reale. Un tempo si poteva parlare del campionato come di un avvincente romanzo a puntate: con le partite spalmate su giorni e orari da palinsesto televisivo, anche una telenovela riesce a mettere insieme meno puntate. Termine equivoco quest’ultimo: il pensiero potrebbe correre alle scommesse. E non si tratterebbe, purtroppo, di una corsa a vuoto, dal momento che tra rettangolo e tappeto verde, negli ultimi tempi, c’è stata una commistione fin troppo sospetta. La modernità inseguita per queste strade non poteva che andare a prendere di mira, con tutto il sofisticato armamentario di quest’era tecnologica, quella striscia bianca che da un palo all’altro segna varchi che vanno ben al di là di vittorie e sconfitte. Il calcio come metafora della vita reale è sempre un argomento che tira, e, a quanto sembra, lo è diventato ancora più in questi tempi di crisi. Se la finanza si è fatta a un tratto creativa, figurarsi se il mondo del pallone, infarcito di schemi e di moduli, assillato dagli indici delle quotazione del 4-3-3 o del 4 4- 2, non correva a prendere le contromisure, fino al punto da violare un dogma del calcio d’oggi, tutto votato all’attacco. Perché nei paraggi di quella linea bianca, nonostante l’abiura del vecchio «gioco all’italiana», in realtà è stato varato un «catenaccio» a doppia mandata. Più che di giudici di linea, accanto a «occhio di falco» e alle altre diavolerie tecnologiche, sembra trattarsi di veri « vigilantes», posti a presidio di un forziere dei nostri tempi : una linea bianca che scotta. Saranno uomini fermi al palo: uno ciascuno. Vietato fluidificare sulle fasce. Come i rocciosi ( e mai troppo rimpianti) terzini di una volta: poco creativi forse, ma gente tosta e senza fronzoli. I più affidabili per mettere in banca il risultato. © RIPRODUZIONE RISERVATA |
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