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la SPECOLA, l’altra meta’ del cielo vaticano

L’altra meta’ del cielo Vaticano e’ dall’altra parte dell’oceano, a Tucson, Arizona. Sovrasta i i territori di un’ antica riserva apache, dall’alto dei 3200 metri dell’Emerald Peak, lungo la catena  del Monte Graham, paradiso in terra per scandagliare, senza l’ombra di un filo d’inquinamento luminoso, l’intero arco della volta celeste. Per questa replica ( molto ) fuori porta della Specola di Castelgandolfo e l’insediamento del potentissimo telescopio del Papa, il Vatt ( Vatican advanced tecnology telescope) qualche problema era venuto da terra, per la presenza di una rarissima specie di scoiattoli rossi a rischio di estinzione che aveva riportato sul sentiero di guerra i discendenti della tribù indiana, a dir poco perplessi di fronte ai maneggi del  “the people with long eyes”,  gli uomini dalla vista lunga, come i nativi, non trovando espressioni adatte nel loro idioma, continuano a chiamare i padri gesuiti e gli altri scienziati che, attraverso il telescopio, guardano alle stelle. Ma gli  scoiattoli hanno poi trovato altri alberi, e hanno così liberato le  vie del cielo, rendendo possibile quel passaggio a ovest che ha segnato anche una svolta scientifica nella vita della Specola, nata peraltro come segno di sfida. Non ne poteva proprio più delle accuse rivolte a una Chiesa oscurantista e nemica del progresso, quando nel 1891, Papa Leone XIII passo’ all’azione e fece costruire , sul Colle Vaticano, un Osservatorio, poi trasferito a Castelgandolfo per superare il problema del cielo di Roma diventato troppo luminoso. Anche il manto celeste dei Castelli ha finito, con il tempo, per brillare di troppa luce  e si e’ così profilato l’orizzonte dell’Arizona.  Da una parte all’altra dell’oceano e’ parso del tutto naturale che il Vaticano, alle prese con  il firmamento, mostrasse una tale familiarita’ e facesse valere un proprio dominio, dando per scontata l’incontrastata  competenza di ordine spirituale. D’altra parte, come a ribadire un proprio diritto primario, anche Castelgandolfo, e’ in qualche modo salita di rango, fino a diventare la galassia di riferimento per studi e approfondimenti sempre piu’ sofisticati. A frequentare i corsi estivi si mettono i fila giovani da ogni parte del mondo.

Insomma, per  quanto potente e prestigiosa, Tucson, il cielo piu’ terso che c’e’, nella storia dell’astronomia vaticana, e’ soltanto la Castelgandolfo d’oltreoceano, anche se in questo passaggio ad ovest si e’ di fronte ad elementi di congiunzione da tenere in conto. Nella città dei Castelli non esiste certo la preoccupazione per gli  scoiattoli rossi. Ma neppure e’ possibile non fare cenno al fatto che nella nuova sede – un vecchio monastero ristrutturato – la Specola confina, anzi s’affaccia sulle fattorie pontificie. Nei cortili, e nelle spaziosissime aie,  a beccare mangime, o piu’ in la’ a brucare l’erba dei prati, non razzola nessuna specie in via di estinzione, come accadeva a Tucson. Qui si tratta  di capi ruspanti, allevati pero’ alla vecchia maniera ( e forse esemplari rari proprio per questo. Con la Specola c’e forse un patto di tacita e distaccata convivenza. Il telescopio scruta e scandaglia il cielo, il cortile e’ il piccolo ritaglio  di un mondo che cerca lo spazio per non scomparire. Una sorta di piccola  riserva apache, tra terra e cielo, anche nella casa del Papa.

Angelo Scelzo

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