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il tribunale (terreno) del vaticano

Angelo Scelzo

Le attenzioni e le cure maggiori – oltre che i timori – sono certamente rivolte alla giustizia divina, ma neppure il Vaticano può mai permettersi di trascurare quella terrena.  E così, come quasi tutti gli stati del mondo, anche il più piccolo in assoluto, si appresta a inaugurare, domani nel palazzo dei Tribunali, il suo anno giudiziario, l’ottantatreesimo, con tanto di magistrati in cappa ed ermellino e la relazione del promotore di giustizia, il prof. Nicola Picardi, l’equivalente di un pubblico ministero, a capo di un ufficio che, a organico pieno, compreso il cancelliere, occupa in tutto tre persone. Sarebbe improprio, nella circostanza, parlare di aule del tribunale, visto che l’aula è una e l’altra figura essenziale dell’ordinamento giuridico dello Stato è quella del Giudice unico; dizione che non deve far pensare a nessun potere assoluto, quanto piuttosto all’unicità del ruolo nella tabella organica.

Eppure il rendiconto annuale risulta sempre corposo, e la <liturgia> della cerimonia – preceduta dalla Messa celebrata dal cardinal. Bertone – con le autorità e gli invitati in veste di uditori negli scranni di legno scuro – un po’ più scomodi di quelli di una qualsiasi chiesa – è a suo modo solenne, con i gendarmi in alta uniforme ai due lati della Corte schierata, e essa stessa un po’ pressata, dietro il banco della giustizia.

La relazione del promotore di giustizia- 147 cartelle, otto capitoli e una serie di grafici –  e’ sempre anche un ripasso di storia sulla nascita della città-stato, e non solo a partire dai Patti Lateranensi, dal momento che l’attuale ordinamento, pur con i necessari adattamenti, si richiama direttamente ai tribunali dello Stato Pontificio, in funzione fino al 1870. Altri tempi e altre strutture, rispetto agli apparati del potere temporale che pur nella fase del tramonto poteva ancora contare su cinque compagnie della Guardia di Finanza, per complessivi 440 uomini in organico. Oggi a fare irruzione nei compassati rapporti di apertura d’anno, sono le strette relazioni con la Bce e l’esordio dell’Authority contro il riciclaggio del denaro sporco, l’AIF (Autorità Informazione finanziaria) diventata il cardine di tutto l’impianto normativo.

Ma del lungo redde-rationem del <promotore> interessano poi, principalmente le cifre, anche perché proprio dai numeri vien fuori un paradosso che va subito spiegato. Sotto tiro è il rapporto tra abitanti e contenzioso, dal quale normalmente si ricava il grado di litigiosità di un Paese. È una percentuale che mediamente, sotto ogni latitudine, non va oltre il dieci per cento. In Vaticano il dato invece schizza alle stelle, considerato che sull’esiguo numero di abitanti – 492 – grava il carico di 640 procedimenti civili e 226 penali. Il rapporto percentuale balza quindi a quote superiori al cento per cento per il civile e a circa il cinquanta per il penale, fornendo così il quadro di una comunità dedita molto più a litigi che ad orazioni, e piuttosto oberata di reati. Dov’è allora l’arcano, visto che le cause civili tra gli abitanti vaticani sono quasi sconosciute e i reati penali che li riguardano si contano sulle dita di una mano?

Piccolo che di più non si potrebbe – “quel tanto di corpo che bastava per tenersi unita l’anima”, secondo la definizione di Pio XI – il Vaticano è però un grande contenitore di folle: tra basilica di San Pietro e Musei vaticani, transitano per le vie o i monumenti dello Stato, poco meno di venti milioni di persone all’anno. Tra pii e zelanti pellegrini può accadere – e accade- che una piccola percentuale finisca per lasciare qualche traccia di ordine giudiziario- per lo più tentativi di furti nei musei, borseggi tra la folla, danneggiamenti di varia natura. Applicando il principio della competenza territoriale, ecco che il casellario giudiziario Vaticano prende numeri e consistenza.

Dire che la giustizia (terrena) vaticana sia amministrata un po’ < sui generis> e’ forse troppo, ma la norma non scritta dello stato-enclave è tuttavia quella della ricerca di una collaborazione a vasto raggio con gli organismi giudiziari italiani: anche perché dall’attentato a Papa Wojtyla in poi, non sono mancate vicende clamorose. Sarà’ forse per questo che i tempi della giustizia vaticana non sono, come si potrebbe pensare, escatologici: la durata dei procedimenti penali si aggira sui 380 giorni, quasi lo stesso tempo che al promotore di giustizia occorre per le istruzioni sommarie. Un po’ pudicamente, nella relazione si fa osservare che si tratta di tempi medi “nettamente inferiori a quelli registrati di solito in Italia presso le Procure della Repubblica”. Chi lo avrebbe mai detto.

Angelo Scelzo

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