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IL MESSAGGIO CONTROCORRENTE DEL SILENZIO COME COMUNICAZIONE

Una riflessione che amplia, e non mortifica, il valore della discrezione di immagini e parole

Nel messaggio si arriva a definire una sorta di ecosistema. Il dovere dell’annuncio e della testimonianza

Angelo Scelzo

Occorre un bel coraggio, col frastuono che c’è in giro – di parole, di blog, twitter, oltre che di suoni e immagini-  a mettere in mezzo il silenzio, e definirlo un < essenziale elemento di comunicazione>. Ma la routine non e’ di questo Papa, il coraggio invece sì, e allora ecco venir fuori, per la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, che la Chiesa celebra da 46 anni a partire dal dopo-Concilio, un messaggio controcorrente con una sorta di provocazione proposta già nel tema (<Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione>).

A prima vista si potrebbe pensare a una chiesa che invita a tirare il fiato, e a introdurre una specie di sordina nell’incessante talk-show della nostra vita quotidiana, data in forzato appalto a una quota crescente del variegato e agguerrito schieramento dei media. O anche a un invito a praticare una ben originale forma di penitenza, in vista della Quaresima ormai alle porte. Niente di più errato, perché la chiesa ormai è pienamente della partita e non intende certo lasciare un campo dove, in considerevole misura, si gioca il futuro. E d’altra parte non è forse vero che essa, come primo compito, ha proprio quello dell’annuncio e della diffusione della Parola?  Non esiste, però solo quella con la <p> maiuscola, e anche per la comunità ecclesiale, che non vive in un altro mondo, è giunto il momento di orientare i riflettori verso zone inesplorate, puntando così sul silenzio. E   cominciando col dire che non si tratta del semplice contrario della parola, ma semmai del suo naturale completamento. Nel messaggio si va oltre e, assecondando i due termini con l’influenza dei suoni e delle immagini, si arriva a identificare una sorta di <ecosistema>, ossia un ambiente propizio per realizzare un equilibrio tra tutti i fattori che concorrono alla comunicazione. Il silenzio vi entra per la prima volta a vele spiegate, senza far leva sulla forza di contrasto, bensì sul potere di aprire spiragli, se non orizzonti, che, paradossalmente, emergono principalmente proprio dalle reti sociali e dai motori di ricerca, i nuovi bacini di insediamento diventati moltiplicatori all’infinito di suoni, immagini e parole.

Viene dal mondo ecclesiale, ma si è di fronte a un messaggio che può essere applicato su larga scala: perché no, a partire già dalla politica (e il governo Monti il problema se l’è, forse, posto), o dalla frenesia di dibattiti a (più) voci contrapposte, o dai rumori di fondo diventati la colonna sonora della nostra esistenza quotidiana.

Ben oltre il proverbiale il <silenzio è d’oro>, il messaggio di Papa Benedetto introduce il concetto più impegnativo del silenzio che fa bene alla comunicazione, nel senso di renderla più <ricca di significato e di valore>. D’altra parte il silenzio, si può dire, ha da sempre nutrito la Parola (quella maiuscola) della Chiesa: il sabato santo, che precede la Pasqua di risurrezione, è, liturgicamente, il giorno del <grande silenzio>. Ed e’ noto che per molti secoli i centri di evangelizzazione – oltre che di cultura -sono stati i luoghi della contemplazione, come i monasteri, i cenobi, le abbazie. Senza dimenticare gli eremiti, quei <senza voce>, immersi nella spiritualità e nella preghiera, sempre presenti nei momenti cruciali della storia della chiesa.

E non ha avuto certo bisogno, della parola quel linguaggio dei gesti che di fatto radicalizza l’alfabeto della comunicazione, passando la mano a una rappresentazione diretta e inalterabile di sentimenti e stati d’animo. Gioie e dolori, serenitàà e preoccupazioni – e soprattutto la sofferenza- saltano, a loro modo, la mediazione di verbi ed aggettivi per esprimere nel silenzio la loro massima intensitàà. Ma è forse nello spartito del dialogo che si toccano le note più alte, dal momento che ogni pausa apre, in realtà’ uno spazio di ascolto reciproco, ponendo le premesse per una relazione umana più piena.

 Questo messaggio di Benedetto XVI ha davvero poco a che fare con il periodo di penitenza. L’attualità, oltre che la novità, sta altrove: il silenzio non e’ solo complementare alla parola, ma può essere oggi, il suo mezzo di espressione in più, l’elemento di maggior forza di una comunicazione che, proprio al momento del suo massimo fulgore, rischia di trovarsi di fronte all’effetto babele, a un’overdose che paradossalmente può spingerla verso l’incomunicabilitàà. 

Allora, forse, meglio un buon silenzio di tante parole che non colgono il segno.

Angelo Scelzo

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