Angelo Scelzo
Si apre la settimana delle grandi ricorrenze per Papa Benedetto: domani compie 85 anni diventando il pontefice più anziano degli ultimi cento anni; tre giorni dopo, giovedì 19, sarà il settennato dell’elezione sulla cattedra di Pietro. I riti della Pasqua sono appena alle spalle, ma questa sequenza così ravvicinata di eventi, con al centro la figura del pontefice, sembra quasi prolungare un tempo non ordinario nella vita della chiesa.
Il clima della settimana santa ha reso particolarmente evidente un aspetto che e’ andato profilandosi con crescente chiarezza; Papa Ratzinger sta facendo vivere un tempo inatteso e inaspettato di chiesa: qualcosa di inedito e di non catalogabile che si esprime e si manifesta attraverso un pontificato che non somiglia a nessun altro, e che tuttavia, meno che mai sembra discostarsi da una linea di continuità naturale, particolarmente con quello dell’immediato predecessore, il beato Giovanni Paolo II. Nessuna contraddizione, ma e’ un fatto che il magistero di Papa Ratzinger offre punti di osservazione non consueti, venuti alla luce non da oggi, ma quasi esplosi al contatto con la narrativa estrema della Pasqua, che dal dramma della Passione fa scaturire l’esultanza della Risurrezione. In questo scenario dai toni forti che non conosce mezze misure, Papa Benedetto ha come raffigurato, alla vigilia di questo duplice compleanno di vita e di pontificato, l’essenza stessa del proprio ministero petrino, la cui chiave di lettura non è lontana dalle parole pronunciate nell’omelia a San Giovanni della Messa in “Coena domini“: < non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della chiesa della quale siamo servitori>. Una spersonalizzazione che ha richiamato l’immagine di inizio ministero dell'<umile servitore della Vigna del Signore>, ma che ha d’altra parte sottolineato il totale ancoraggio a una missione vissuta in senso tutto agostiniano: <che cosa è tanto mio quanto me stesso, ma che cosa è poco mio quanto me stesso>? Sette anni di un pontificato così intenso, danno un senso nuovo e più profondo anche a una tale dimensione, perché è ormai evidente come essa sia diventata non un semplice riferimento, ma la vera <forma di governo> della Chiesa di Papa Benedetto. La radicalità del tempo pasquale ha così proiettato la predicazione del Papa su un terreno tanto vasto da rendere possibile non solo la visione complessiva ma anche il dato più evidente del pontificato: la sua continua lezione di futuro, il saper guardare avanti per trarre speranza, anche quando <si vede avanzare la marea sporca di tutta la menzogna e di tutta l’infamia che viene incontro>. Anche quando occorre prendere atto della <situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi>, scossa da tradimenti anche al suo interno, colpita al cuore dai suoi stessi ministri che arrivano a dare scandalo anche ai piccoli, turbata da <disubbidienze> che pretendono di tracciare nuove improbabili strade di rinnovamento. Delle liturgie della Pasqua, alla vigilia di questa duplice ricorrenza, non resta solo la suggestione. La loro possente e mistica sacralità’ ha aiutato a svelare ancora più a fondo la personalità di un Papa che, nel drammatico banco di prova del triduo passione- morte- risurrezione, ha forgiato quella ricerca di verità che e’ parsa molto di più che la passione di un teologo, quanto la via maestra sulla quale condurre la chiesa all’incontro con il mondo. Sono stati i giorni in cui Benedetto XVI ha come ricapitolato tutto il tempo del suo pontificato. Non tanto una rassegna di atti, pur importanti e di grande respiro, bensì l’immagine di scenari impensati, e di uno stupore che via via ha preso toni ordinari: la mitezza e la tenerezza che si sovrappongono e mettono da parte cliche‘ bugiardi e usurati, l’abbraccio caldo delle folle, il rigore morale e la fermezza con il contrappasso della misericordia. E quel modo di parlare di Dio a un mondo che stenta a riconoscerlo, ma che pure, sulla spinta di un Pastore che lo invoca a suo nome, e’ preso dall’inquietudine di cercarlo. Come non pensare, poi, tra i momenti forti del settennato al Concilio Vaticano che, non solo per la ricorrenza del mezzo secolo dall’apertura, torna a risplendere come la <primavera> della chiesa? L'<Anno della fede> già si annuncia non solo come un ricordo o una semplice rievocazione di quella grande assemblea. C’era poi, all’inizio, la convinzione di un Papa che avrebbe varcato poche volte i confini del Vaticano: in Messico e a Cuba ha concluso il suo ventitreesimo pellegrinaggio internazionale; e l’agenda dei viaggi, dopo l’annuncio della visita in Libano, è ricca di impegni.
Si è parlato e scritto delle <sorprese> di Papa Ratzinger. Sette anni dopo occorre, senza meno, alzare il tono. E raccontare di un profeta del nostro tempo, fattosi autentico segno della contraddizione evangelica: in modo inatteso, e attraverso un cammino spesso difficile e aspro, è arrivato a scuotere la chiesa con la mitezza, e a inquietare il mondo attraverso la verità’ che si fa umile.
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