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E al papa mancava piazza san pietro

C’era forse qualche dubbio che a Papa Francesco mancasse piazza San Pietro e l’incontro domenicale con i fedeli dalla finestra dell’Angelus? Proprio no. Ma perché, quando, lasciando da parte i fogli del saluto ufficiale, ha voluto che si sapesse dalle sue parole (“Vi dico una cosa: mi manca la piazza …” ) – la voce sottotono e il rammarico affiorato sul viso – il pensiero è andato a quel suo straordinario esordio, un “buonasera” di otto anni fa – pronunciato non dalla finestra ma dalla loggia, e con ben altra folla ad attenderlo nella stessa piazza?

È a piazza San Pietro che inizia la storia di ogni Papa. È in quella piazza che il conclave apre, in senso figurato, i battenti e consegna alla chiesa e al mondo il capitolo sempre nuovo di un nuovo pontificato.

È stato ed è così anche per Francesco, ma con qualcosa in più che quel tenero rammarico ha portato allo scoperto. Quel “mi manca” racconta, in senso compiuto, di una piazza che si è ritrovata non solo al centro – come sempre è stata – della vita della chiesa, ma ad essere, una volta di più, il segnatempo di un momento di svolta. Il Papa contento di ritornare dalla biblioteca alla finestra per la recita del Regina Coeli, aveva sotto gli occhi una folla ‘distanziata’ , ossia sparuta se rapportata agli afflussi ordinari.

Quale distanza, e quale difformità di immagini e di visioni, da quel “buonasera” che tuttavia, proprio nel contrasto di emozioni della piazza, è parso come se da allora avesse fatto la sua strada, fosse uscito dal guscio di saluto, accompagnando via via i passi, soprattutto i più difficili, del pontificato. C’era anche questo sul cammino: la folla sparuta che diventa il primo sorriso – e così lo strappa al Papa – di una Piazza San Pietro alla quale è toccato conoscere, per due anni di seguito, il vuoto e il silenzio. E lasciare quasi da solo Francesco a presidiarla, a nome di tutti, di preghiere e di invocazioni per la fine della pandemia. Senza il respiro della sua folla, piazza San Pietro ha capito, a sua volta, che le toccava scalare, se possibile, anche le sue insuperabili vette di storia e di arte. E così, attraversata appena da una piccola processione di bambini, è parso, durante la via Crucis di quest’anno, ancora più tenero e grandioso l’abbraccio del colonnato del Bernini che prolunga la piazza come un altare a cielo aperto.

Piazza San Pietro è sempre più nel pieno della storia. E lo fa vedere. Gli mancava solo quel tenero rammarico del Papa per restituire, a sua volta, fino a renderle di nuovo vive e concrete, quelle immagini e quelle visioni di un “buonasera” ora apparso come il segno di più intensa vicinanza a quel “mi manca” pronunciato nei confronti di una folla ‘distanziata’.

Accanto al pontificato di Francesco, in questo tempo sospeso, riesce a farsi viva anche la folla che non c’è o non si vede.

Piazza san Pietro è diventata sempre più l’epicentro di un rapporto tanto vasto quanto intenso: come la finestra dell’Angelus è allo stesso tempo un po’ focolare e un po’ libro aperto sul mondo, lo spazio aperto che dal sagrato si allunga verso la città, non è stato solo il territorio dell’anima al tempo della pandemia. Tutt’intorno, la piazza è stata presidiata come non mai da una cintura di solidarietà che dà vita a una sua folla permanente.

Piazza San Pietro può essere così anche un messaggio: non solo uno spazio ma uno strumento, un “luogo d’arte” per l’esercizio della Misericordia.

Come dubitare che al Papa “mancasse” l’incontro domenicale in piazza San Pietro? Da quel “buonasera”, anche Piazza San Pietro, dove la storia di ogni papa ha inizio, è diventata qualcosa ( o molto ) in più. C’entra il tempo della pandemia. Ma non solo.

Angelo Scelzo

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