ANGELO SCELZO Da via della Conciliazione, dove per due trienni aveva guidato l’Azione Cattolica Italiana, a via del Pellegrino, all’interno del Vaticano dove ha sede l’Osservatore Romano, Mario Agnes si è trovato a fare, sulla più breve delle distanze, il cammino più lungo a servizio della Chiesa italiana e, dall’autunno del 1984, della Santa Sede. Quando fu chiamato alla direzione dell’Osservatore, Agnes aveva già netto il profilo dell’esponente di spicco del mondo cattolico. La nomina al quotidiano della Santa Sede sanciva un percorso di grande impegno e dedizione e fu vista come il naturale approdo a un ruolo di prestigio a servizio diretto del Santo Padre. Non veniva dal mondo giornalistico, e non era questo il requisito essenziale per guidare un quotidiano così particolare come il giornale del Papa. Ma non prese quella nomina come una specie di cattedra al merito. Giorno per giorno quell’impegno lo appassionò anche in senso professionale, oltre l’esercizio di un servizio per lui naturale alla Chiesa e al Papa. Un servizio di fedeltà e di verità, che, trasferito sulle pagine del giornale, lo trasformò, nel momento in cui si faceva sempre più viva l’esigenza di una nuova fase e di una nuova stagione anche per la comunicazione vaticana. L’Osservatore di Mario Agnes non tardò a manifestare caratteristiche proprie e, per quanto possibile, originali. Si parlò di uno stile Agnes, dal momento che l’occhio attento del giornale andava a posarsi anche su situazioni, fatti e vicende che raramente in passato avevano trovato posto nel giornale. Sotto osservazione era per prima Roma, la città del Papa. Ma il suo orizzonte restava sempre alto. Diventato giorno per giorno sempre più giornalista, ad Agnes la cura dell’Osservatore, come documento di fedeltà del Papa, sembrava non bastare mai. Un’importante innovazione riguardò la Collana dei Quaderni dell’Osservatore Romano dedicata ai viaggi del Papa e ai grandi temi del pontificato e della Chiesa universale. La direzione di Agnes ha attraversato quasi per intero il pontificato di Giovanni Paolo II, del quale è stato uno dei collaboratori più apprezzati, e, si può dire, ascoltati e benvoluti. Ed è continuata anche sotto Ratzinger. © RIPRODUZIONE RISERVATA | |
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