Saranno rafforzate le misure di controllo per la sicurezza e la prevenzione di casi violenti per la movida a Napoli. Dopo i colpi di pistola, esplosi nella notte tra sabato e domenica scorsi, che hanno visto protagonisti giovanissimi tra i 14 e i 19 anni, in Prefettura, si è riunito un Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico con i vertici delle forze dell’ordine. «La movida si concentra in alcune aree molto ristrette della città» ha detto il questore Antonio De Iesu, secondo cui ci troviamo di fronte a «soggetti che si aggregano, vengono dai loro quartieri periferici e portano nel centro il loro stile di vita e il loro disagio». Sul caso è intervenuto il cardinale Crescenzio Sepe. «In città c’è una scuola di delinquenza – ha detto –. Aiutiamo i nostri ragazzi a salvarsi dalla morte». ANGELO SCELZO Nessuna vittima. La notizia, stavolta, è questa. Spari nella notte, nel centro di Napoli e nel cuore della movida, tra bande di ragazzi, adolescenti o poco più, incensurati e no. E coltelli, bastoni, spranghe, raid alla cieca tra i tavolini di bar e locali del quartiere Chiaia e dintorni. Tenendo conto della folla presente e dello spazio delle strade, centralissime, ma strette come vicoli con i negozi eleganti al posto dei ‘bassi,’ non si sa come, il bilancio parla solo di feriti. Un sospiro di sollievo, pur doveroso, è già un tempo troppo lungo per far scattare un allarme che non si aggiunge ai tanti altri di una città in perenne emergenza, ma è a suo modo unico. C’è come la quintessenza dei mali della città, nella rappresentazione di questa scena di violenza notturna ma tutt’altro che tenebrosa, perché plateale, sfrontata, sfacciata, proprio nello stile che alle baby- gang viene imposto sulla via di un apprendistato che scelleratamente promette di portarli lontano sulla via del crimine. È difficile pensare che su questa traiettoria non possa trovarsi quel tipo di movida che a Napoli sta prendendo sempre più piede: una sorta di baldoria malata, spesso a mano armata, non sempre collegata alle forme di violenza organizzata come la camorra, ma senza che questo ne sminuisca la gravità. Tutt’altro: si è di fronte a un elemento aggiuntivo, una sfida nella sfida tutta giocata sul terreno di un’illegalità che non fa neppure più storia, tanto è entrata nel vivo di una città in cui, non solo di notte, è diventato più facile spadroneggiare che vivere. L’ennesimo assedio a Napoli è ora portato nel ventre molle di una movida stordita dai fumi di alcol e droga, avvelenata da u- no spaccio a cielo aperto, offuscata da una presa del territorio che sembra assoluta e senza condizioni. Qui la camorra può anche stare a guardare, in attesa di portare tutto a sé e apprestarsi a un raccolto a buon mercato; verrebbe da dire senza colpo ferire. Ma stare a guardare non è esattamente il mestiere degli uomini del sistema, e allora ecco il terreno pronto per un altro scontro: quello con i ragazzi della notte, ai quali viene ‘invaso’ il campo. Senza sconti sulla durezza del confronto, ma anche senza preclusioni (anzi) per un arruolamento nelle stesse fila. Se i legami con la camorra non esistono, da questo lato non solo è facile, ma inevitabile crearli. La guerriglia delle notti di movida, pur tra le divisioni delle diverse fazioni, è in realtà un fuoco concentrico contro il futuro di Napoli. In campo solo ragazzi, poco più che bambini e giovani quasi tutti al di sotto dei vent’anni; e schierate, le une accanto e contro le altre, tutte le ‘categorie’ – disagiati, fiancheggiatori, ‘benestanti’ inquieti – di quella zona d’ombra dalla quale la camorra attinge senza fatica. Non è uno schema sociologico. È la cronaca che parla per Napoli e chiede di essere interpretata al di là dei conteggi di morte. Si può chiamare erosione dei giovani questo nuovo capitolo amaro nella vita della città. Un capitolo nuovo perché estremo, dopo quello della mancanza di lavoro, del disagio, dei servizi che mancano, e spesso sullo sfondo di famiglie che, anche per questo, hanno poca vita e scarsissima presa sui figli. Se è la violenza a prendere infine la parola, e a invadere sempre nuovi campi, la deriva può essere a un passo. Pur con i suoi mali e i suoi problemi, Napoli non può essere la ‘città aperta’ del crimine di nuova e vecchia maniera. Non può perdere o lasciare per strada i giovani, l’ultima speranza. Rassegnarsi di fronte a quest’ulteriore travaso sarebbe imperdonabile e condannerebbe Napoli a una sconfitta definitiva. Ma occorre muoversi, prendere atto di una fase e di pericoli nuovi. Guardare in faccia a una realtà che cambia e che richiede interventi non occasionali o sporadici. Non si parte da zero, e neppure è il caso di richiamare solo in modo stucchevole risorse e glorie del passato: vanno tirate fuori dagli archivi e dalle coscienze. Anche la storia a Napoli, come già fa la Chiesa locale, sulla spinta del pontificato di Francesco, è chiamata a essere in uscita: a camminare con il passo di istituzioni non solo attente ma laicamente devote a un bene comune che, a Napoli, non può continuare a essere un miraggio irraggiungibile. © RIPRODUZIO. NE RISERVATA R |
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